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Un istituto che manca solo in Italia

La Scuola Superiore della Magistratura

Sul ddl c’è sostanziale accordo fra maggioranza e opposizione. Dure le critiche di De Rita

di Alessandro D'Amato - 08 febbraio 2007

La Scuola Superiore della Magistratura fa discutere politici ed esperti. E il dibattito, un po’ sottotraccia, va avanti nonostante il generale accordo tra maggioranza e opposizione sui tratti fondamentali del ddl. L’istituto, previsto dalla riforma dell’ordinamento giudiziario fatta da Castelli e poi rivisto dall’Unione, organizza corsi di formazione da frequentare obbligatoriamente ogni cinque anni, che servono per partecipare ai concorsi per la progressione anticipata di carriera. Il primo a criticarla apertamente è stato Giuseppe De Rita, dalle colonne del Corriere della Sera. Il segretario generale del Censis ha posto l’accento su tre gravi difetti. Il primo è che il personale e il comitato direttivo devono far parte del corpo giudiziario: così, secondo De Rita, c’è il rischio di farla diventare un “centro di autoaggiornamento” assolutamente autoreferenziale. Poi c’è l’articolazione territoriale. Che, con il decentramento nelle tre sedi previste (una al nord, una al centro e una al sud), rischia di portare anche un declassamento qualitativo. La terza critica di De Rita riguarda la totale assenza, in tutto l’impianto ed in ogni articolo del decreto, di una qualsiasi ipotesi didattica sia di contenuti che di metodologia. Chiudendo poi l’editoriale con la stoccata finale: “Una scuola superiore non può essere un contenitore di mediocre formazione diffusa per di più sul territorio”.

E le reazioni non sono tardate ad arrivare. A stretto giro di posta l’ex guardasigilli Castelli ha replicato con una lettera al Corriere, nella quale il leghista difende lo spirito della legge. “Il diritto di critica è sacrosanto, ma credo sia lecito chiedere che la critica sia fondata su dati di fatto e non su letture frettolose dei disegni di legge. Sull" autoaggiornamento il prof. De Rita confonde il programma degli uditori con il programma dei corsi d"aggiornamento. È chiaro che gli uditori durante il tirocinio devono essere istruiti sulle materie fondamentali di competenza dei magistrati. Dove stia scritto che i docenti devono essere solo magistrati il prof. De Rita dovrebbe spiegarlo. L’ Italia è l" unico Stato in Ue dove non vi è mai stata una Scuola della Magistratura. Ora c" è. Ma ciò ovviamente per i critici non conta. Che barba con l" intellettuale di turno che vede sempre il bicchiere mezzo vuoto e demolisce la scuola ancora prima che essa abbia prodotto un solo atto”.

Ma anche dal governo respingono le critiche di De Rita: “Il disegno di legge è stato già approvato dal Cdm e adesso si trova in Commissione” dice Alberto Maritati, sottosegretario alla Giustizia “e le critiche non mi sembrano così azzeccate. E’ vero che il comitato direttivo è a maggioranza di magistrati, ma sono 7 su 12. Non mi sembra così schiacciante, come prepotenza. Anche perché, se si tratta di giudici, chi li dovrebbe giudicare?”. E la questione territoriale? “Il coordinamento del comitato direttivo rimarrà comunque a Roma. Quella delle tre sedi è soltanto una questione logistica”. Il Ministero, aggiunge Maritati, in ogni caso non viene fatto fuori: fa le nomine, riceverà le relazioni annuali. E conclude: “Con il nostro intervento abbiamo salvaguardato la magistratura: il centrodestra voleva invece staccare la scuola a tutti i costi dal Csm”. Della stessa opinione Luigi Vitali, responsabile giustizia di Forza Italia: “Queste critiche mi sembrano per lo meno ingenerose. Il progetto prevede persino una verifica periodica delle competenze dei giudici e l’aggiornamento professionale. Semmai si potrebbe dire qualcosa sulla collocazione delle scuole: nel senso che al posto di Catanzaro è stata scelta la Campania, forse in ossequio al ministro Mastella… Ma mi sembra davvero poco per protestare”.

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