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L’incapacità politica restituirà istituzioni sgangherate

La sconfitta del bipolarismo

Ecco cosa accade quando i voti ragionevoli e riformisti si trovano in contenitori che non li rappresentano

di Davide Giacalone - 01 giugno 2011

Il bipolarismo all’italiana è nato male, non ha prodotto capacità di governo e sta finendo peggio. Silvio Berlusconi è l’artefice e il prodotto di quel bipolarismo, sicché oggi ne incarna la sconfitta. Ma guai a credere che tutto si riconduca alla sua persona, guai a cadere, ancora una volta, nell’allucinazione berlusconicentrica che ha adulterato le menti (degli adoranti come dei detestanti). Il voto amministrativo ha massacrato anche il Pd, che perde voti pure dove vince. Napoli, dice il nuovo sindaco, è stata liberata. Da chi? Dal Pd.

Le ambizioni del terzo polo, che avrebbe bisogno del proporzionale per essere partitino, erano infondate. Ha vinto Niki Vendola, ha vinto Beppe Grillo, ha vinto un moto plebeo all’ombra d’un Vesuvio senza classe dirigente e dignità politica, ha vinto roba con la quale non ci si può fare nulla di serio. Ciò capita perché i voti ragionevoli e riformisti, che restano la grandissima maggioranza, continuano a trovarsi in contenitori che non li rappresentano. I voti sprecati, insomma, sono la maggioranza.

Per fare solo due esempi: a. la grandissima parte dei voti al centro destra ritengono necessaria e urgente la riforma della giustizia, ma rabbrividiscono nel sentir definire “cancro” i magistrati; b. la grandissima parte dei voti al centro sinistra reclama maggiori protezioni sociali, ma fuggono via dall’antagonismo della Fiom. Il fatto è che gli uni e gli altri sono ostaggi degli estremisti. E non è vero che chi prende la maggioranza dei voti detta le condizioni, perché avviene il contrario: chi prende la minoranza mena la danza. La ragione di ciò è istituzionale. Se esistesse una classe dirigente avrebbe il dovere di dirlo.

Due parole sulla nascita, per capire quanto sarà pulp la morte. Nel 1992 i partiti di governo prendevano ancora la maggioranza assoluta dei voti, ma già il movimento referendario metteva in luce che in quello stesso elettorato prendeva piede il rifiuto della politica partitica. Nei due anni successivi i partiti furono rimossi per via giudiziaria (un colpo allo Stato), salvando solo fascisti e comunisti. Quel che gli italiani, in maggioranza, votavano sparì, ma si festeggiò.

Dopo di che arrivò Berlusconi, che meglio di ogni altro capì la situazione e fondò il bipolarismo delle tifoserie. Siamo ancora in questo schema, il che ne dimostra la forza. Risultati: 1. coalizioni disomogenee; 2. incapacità di governare; 3. maggioranze che hanno sempre perso le successive elezioni politiche. La ragione di questa tragedia è che su un corpo costituzionale adatto al proporzionale e alla centralità parlamentare s’è preteso d’innestare un maggioritario farlocco e un presidenzialismo immaginario. Diluvio di mazzate politiche e riforme con il contagocce. Né si può tornare indietro, se non per vivere la farsa delle reincarnazioni politiche. Chiamate un medium, o un esorcista.

Se non si mette mano a quella materia, che è costituzionale, l’uscita dal bipolarismo sarà peggiore dell’ingresso. L’incapacità politica restituirà istituzioni sgangherate. I nuovi presunti capi saranno avanzi degli avanzi. La violenza verbale darà i suoi frutti. E’ vero, non c’è più né tempo né forza per fare le riforme necessarie. Inutile prendersi in giro.

Ma se quel che resta della politica non vorrà essere ogni giorno più debole, a destra come a sinistra, se non sarà ammaliata dalla lussuria della dissoluzione e dal fascino dei profittatori, sarà bene che corra a rivolgersi alla grande maggioranza degli elettori, restituendo loro rappresentanza. Il che, sia detto in breve, comporta che molti degli odierni protagonisti devono togliersi di mezzo.

Pubblicato da Libero

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario