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Crisi d'Europa

La scommessa della Merkel

Siamo in balia dei tedeschi. A che prezzola la Germania fa rigare dritto la Ue?

di Enrico Cisnetto - 07 giugno 2012

Vabbè che siamo un popolo di scommettitori e di giocatori d’azzardo, ma sembra che il tormentone dell’ormai prossima estate sia puntare sulla signora Merkel: accetterà di salvare la Grecia? Farà cadere l’euro? Domande, peraltro, condite da un crescente livore nei confronti dei tedeschi, che non è giustificato, non fosse altro perché Grecia e Italia hanno vissuto per troppi anni da “cicale” (nel caso di Atene anche barando clamorosamente sui conti) mentre la Germania si comportava da operosa “formica”. Certo, la sua rigidità nel pretendere che si faccia risanamento a tutti i costi – con il rischio che il paziente esca da quella malattia ma crepi – e la sua fobia nei confronti di un problema (forse l’unico) che non c’è come l’inflazione, hanno reso maledettamente più complicato e oneroso il salvataggio della Grecia e continuano a mettere a repentaglio l’eurosistema. È giusto dirglielo, a Berlino. Ma sarebbe eccessivo, e anche controproducente, promuovere attacchi che finirebbero con rendere ancora più probabile una spaccatura nell’eurozona tra chi sta meglio e chi sta peggio. A nostro danno. E allora, cosa bisogna fare? Oltre a continuare a sistemare casa nostra, così da avere la necessaria credibilità per essere ascoltati, ci sono due cose di cui occorre tener conto per rendere più probabile – o se si vuole, meno improbabile – che Berlino corregga il tiro. Primo: per convincere i cittadini tedeschi a digerire alcune scelte che non vedono di buon occhio (i recenti sondaggi ci dicono che più della metà della popolazione è contro l’euro) ci vuole un governo di grande coalizione. Certo non siamo noi che possiamo creare una condizione del genere, ma esserne consapevoli è già molto. Se poi capissimo anche che quella scelta sarebbe necessaria pure a Roma, ancora meglio. Secondo: se il problema dell’euro è la mancanza di un governo federale europeo che prende decisioni comuni, è inutile chiedere ai tedeschi di approvare gli eurobond (che sarebbero titoli di debito comune intestati a non si capisce bene chi, visto che lo Stato europeo non c’è), tanto vale spiegare loro che senza gli Stati Uniti d’Europa l’euro è destinato a morire e che, nel caso, i primi a rimetterci sarebbero loro.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario