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Public Policy

Riforma del pubblico impiego: solo sproloqui

La scarica dei Cento e Un euro

Più meritocrazia? Un vago ricordo. L'importante è aver raggiunto l'accordo

di Davide Giacalone - 30 maggio 2007

I dipendenti pubblici possono pure essere pagati di più, e molti di loro lo meriterebbero, ma negli anni passati, governante il centro destra, il valore delle retribuzioni pubbliche è cresciuto più di quelle private e adesso, governante il centro sinistra, l’aumento medio di ulteriori 101 euro mensili è stato strappato senza alcun riferimento alla produttività ed alla sua misurazione. I governi, insomma, dipendono dalla forza sindacale dei dipendenti pubblici e si mostrano incapaci di prendere la via delle riforme.

Dice il ministro Nicolais che ora, concessi gli aumenti, si tratta di cambiare l’organizzazione del lavoro ed introdurre la meritocrazia. Se lo scordi, perché adesso, concessi i soldi, il resto può pure rimetterlo nel cassetto. Dice il ministro Padoa Schioppa che il governo ha ceduto perché i sindacati hanno continuato a minacciare lo sciopero ed hanno considerato i 101 euro un impegno oramai strappato (come anche qualche ministro s’era curato di sostenere), che il costo economico, per le casse dello Stato, non è al momento quantificabile ma che, comunque, trattasi di un buon accordo perché prendendo in considerazione l’ipotesi di durare tre anni anziché due elimina il dramma del “corto respiro”. Strana concezione di quello lungo, perché quell’anno in più, che di per sé non sposta molto, devono ancora conquistarlo. La realtà è che, ancora una volta, il tecnico Padoa Schioppa ha perso la partita ed accetta di perderla. Alla faccia della tesi secondo cui gli unici politici seri e fermi sono i tecnici. Si è discusso per mesi, si è aperta una riflessione collettiva sul pubblico impiego, si è strologato di sistemi di valutazione e meccanismi per misurare la produttività, s’è invocato il sano riformismo, e, alla fine, come tutti i salmi finiscono in gloria, tutte le trattative finiscono a spese dello Stato. La politica non è riuscita a farsi forte nemmeno del fatto che quotati opinionisti suonavano ripetutamente la grancassa delle riforme, non è riuscita a reggere neanche avendo alle spalle l’argine della ragionevolezza. Questa scarica dei 101 euro è la dimostrazione che, in questa situazione, governare è pura illusione. Rutelli ha osservato che è stato un errore chiudere la trattativa quando già si era votato. Non fa una grinza: se si deve sbracare tanto vale farlo prima delle elezioni. Perché il presupposto è che i beneficiati ti votano. Anche se temo Rutelli, e tutti gli altri, debba aggiornare la riflessione: l’egoismo corporativo, la protervia nella difesa dei propri interessi, la dipendenza sindacale dal settore pubblico e dai pensionati è tale che, oramai, chi incassa pensa di avere avuto il minimo dovuto, e non è grato a nessuno, mentre tutti gli altri guardano incattiviti e disillusi. Più che la strada per la raccolta clientelare del consenso, sembra quella per la moltiplicazione esponenziale del dissenso.

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