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Le cattive compagnie di Veltroni

La “saggia” mossa di Walter

Oltre all’arroccamento occorre una strategia, altrimenti è solo un modo per ritardare la fine

di Davide Giacalone - 15 febbraio 2008

Ho apprezzato la “mossa” di Veltroni, definendola saggia. Non me lo rimangio, e neanche ritengo che l’apparentamento con Di Pietro sia un’incoerenza rispetto all’annunciata solitudine. Piuttosto è un errore politico, perché la sinistra che fu comunista, massimalista e non riformista, non è più affidabile se si allea con un giustizialista reazionario. In quanto ad affidabilità e moderazione, fra Di Pietro e Bertinotti scelgo il secondo. Ma superiamo pure questa bruttura, consapevoli del fatto che nelle cucine elettorali si svolgono scene che disgusterebbero i commensali.

Resta un problema: la nuova sinistra veltroniana è zuppa di parole buonine, ma maledettamente priva di contenuti. Passi per la mossa dell’arroccamento (il re si sottrae allo scontro e porta la torre al centro, e questi sono scacchi), ma occorre una strategia, un contenuto, altrimenti è solo un modo per ritardare la fine. Dunque va bene che si voglia chiudere l’era dell’eterogeneità incollata con l’antiberlusconismo, si abbia, però, la compiacenza d’indicare una meta, che non sia il “se po’ fà e volemose bene”. Capisco anche che, in campagna elettorale, ci si esprime con degli slogan, ma non si deve esagerare. A Veltroni si attribuisce il seguente programma economico: 1. salario minimo a 1000 – 1100 euro, attraverso sgravi fiscali alle aziende; 2. per favorire l’incremento demografico, sgravi fiscali alle famiglie, fino a 2500 euro e per dodici anni; 3. più asili nido; 4. aiuti alle donne che lavorano, anche se non sono madri; 5. meno tasse. Ora, non mi va di fare lo spiritoso sull’ossessione demografica, ma ci manca solo il grido di: più sesso per tutti!

L’occupazione femminile è bassa anche perché i costi previdenziali sono troppo alti e le garanzie eccessive. Le lavoratrici vanno in pensione prima e, per loro fortuna, campano più a lungo. Si deve alzare l’età pensionabile, in particolare per le donne. Poi si devono smantellare tutti gli ostacoli e gli aiuti devono andare non alle donne, ma alle famiglie. Si può pensare ad un serio sussidio di disoccupazione, che accompagni la facilità di licenziamento, ma il salario minimo è un non senso. Ed il prossimo che dice meno tasse indichi anche quali spese tagliare, per favore. Senza contenuti seri, facendo la “mossa” si diventa Ninì Tirabusciò.

Pubblicato su Libero di venerdì 15 febbraio

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