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Le inquietudini di un partito in bilico

La saga - parabola dei post fascisti

Nel “Passo dell'oca” di Giuli una dissacrante analisi della classe dirigente di AN

di Elio Di Caprio - 18 settembre 2007

Quando a Giorgio Almirante, segretario dell"infelice Movimento Sociale, veniva chiesto negli anni "70 dai vecchi camerati ( allora si chiamavano così) quando ci sarebbe stata la prossima Marcia su Roma, perchè loro erano sempre pronti, la risposta era evasiva e sorniona : mancavano i mezzi e l"occasione (ma anche gli uomini) per riproporre un"esperienza irripetibile. Il segretario missino non avrebbe mai immaginato allora cosa sarebbe successo della sua creatura, allevata in trincea con tanta premura e lanciata tanti anni dopo non su Marte ma nel mare aperto dell"avventura di governo sotto la guida del giovane delfino Gianfranco Fini.

La famiglia missina non è mai stata come quella comunista, descritta da Miriam Mafai come una “cosa altra” e distinta dove vigeva una sorta di autarchia ideologica e comportamentale che spingeva i militanti a condividere tutto, persino gli stessi negozi di Botteghe Oscure per gli acquisti quotidiani. Quello missino era un ghetto orgoglioso e settario che attirava schiere di giovani in cerca di ideali. Ma poi parte della gioventù si ritraeva quando si accorgeva di essere massa di manovra in mano a una classe di ex, interessati più che altro a coltivare un proprio orticello di sopravvivenza speculando sulle divisioni del passato sempre vivo per il problema mai risolto di cosa avesse significato l"esperienza fascista nella storia italiana e perchè e come avesse ottenuto tanto seguito. Il dibattito in argomento non a caso è ancora aperto.

Si entrava e si usciva liberamente dal vecchio MSI, nessuno se ne accorgeva, tanto era destinato ad essere pur sempre un fenomeno transitorio di residua testimonianza e nulla più. Il merito di Almirante fu di capire che valeva la pena tenere unita per quanto possibile una comunità irrequieta e a suo modo corsara, difficilmente governabile senza parole d"ordine e richiami emozionali. Non è stato un compito facile mediare tra le tentazioni muscolari rivenute alla luce nel periodo della contestazione dopo "68 ( gli anni dello scontro frontale) e i messaggi rassicuranti che pur dovevano esser lanciati alla “maggioranza silenziosa” e moderata.

I trabocchetti erano tanti e quella che si auto definiva “estrema destra” doveva per la sua stessa sopravvivenza cercare almeno di non andare sotto la soglia del 5% dei suffragi elettorali. Almirante ci riuscì fino agli anni "80 in un periodo in cui il tradizionale elettorato di destra era affascinato dal personaggio Craxi decisionista e indipendentista (dagli americani) e la DC romana di Andreotti non esitava ad arruolare tra le sue file personaggi di destra ancora più estrema come Vittorio Sbardella che avevano lasciato un MSI considerato troppo molle e moderato.

Nell"esercizio ad essere post il MSI si è allenato ben prima del vecchio PCI, facendo digerire alla sua base un"identità patriottica di rimessa, compresa l"adesione al Patto Atlantico a guida americana, che somigliava pallidamente al fiero nazionalismo d"altri tempi. I post comunisti che si sono messi in marcia molto più tardi a fatica riescono a far capire ai propri militanti che si può essere di sinistra oltre l"involucro vuoto del comunismo.

Ma cosa è rimasto dell"eredità almirantiana e missina in Alleanza Nazionale, si chiede Alessandro Giuli nell"irridente saggio di recente pubblicazione “Il passo delle oche”? Ben poco, o il peggio secondo il giovane collaboratore de “Il Foglio” che, su insinuante ispirazione di Giuliano Ferrara, fa impietosamente le pulci all"attuale classe dirigente di AN evidenziandone i limiti. Ma la domanda che andrebbe posta è se con quelle origini e quel percorso poteva andare diversamente. La riserva indiana in cui è stata confinato il “polo escluso” per più di quaranta anni, con la connivenza di tutto l""arco costituzionale” di allora, dalla DC al PCI e ai socialisti, non poteva non produrre conseguenze in termini di insufficiente aggiornamento culturale alla realtà in cambiamento. Tanto che si è cercato e si cerca ancora di colmare e recuperare i ritardi riponendo le fortune di Alleanza Nazionale nell"improbabile figura di un capo carismatico come Gianfranco Fini da cui si aspetta sempre il verbo decisivo. Ma evidentemente non basta più. Sono così venute alla luce tutte le insufficienze di una classe dirigente improvvisata che sa bene quanto la leadership di Berlusconi sull"intero centro-destra sia al momento più importante ed essenziale di quella di Fini per avere qualche chance di ritorno al governo. Ma per fare che? Per accodarsi, come nella passata legislatura, ai voleri delle altre forze di maggioranza senza neppure saper evidenziare una propria autonoma fisionomia o uno stile diverso? Allora tanto vale per i simpatizzanti di AN entrare a far parte dei circoli della libertà della signora Brambilla visto che poi le differenza “antropologiche” tra la base di AN, quella di Forza Italia e forse quella della Lega si stanno via via stemperando ed esaurendo sullo sfondo della politica-spettacolo. A questo punto l"accusa Giuli a quelli di AN di non avere identità e di non essere neanche più missini diventa quasi da conventicola e fa il paio con il bruciante e vecchio “insulto” che veniva rivolto ad alcuni missini di non essere più fascisti. Se ci fosse ancora un Almirante direbbe che ci sarebbe bisogno di nuove idee-forza per raccogliere consenso, spronare, indicare obbiettivi ideali da perseguire. Ma non è più tempo di ideali. Scontiamo tutti un ritardo storico e culturale che non riguarda solo AN e gli ex missini. Tanto è vero che - ed è un paradosso - oggi persino la rivendicazione delle classiche idee della destra conservatrice o di quelle che si sono via via andate formando nella nostra tradizione storica (mettendoci pure dentro, come vorrebbe Veneziani, alcune pulsioni e costanti che hanno concorso alla cultura fascista mai riconosciuta come tale) appaiono più credibili e spendibili se provengono dal neo-conservatore Giuliano Ferrara, ex comunista e già craxiano non pentito, che non da un dibattito di aggiornamento, del resto mai affiorato, all"interno di AN.

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