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Scuole cablate e voto elettronico alle porte

La rivoluzione digitale dell’Estonia

Nel Paese baltico l’era digitale è già iniziata. Un esempio che fa da monito all’Italia

di Patrizia Licata - 08 giugno 2005

La rivoluzione digitale (e non solo) dell’Estonia. Ovvero: la prova evidente che quando c’è un progetto organico e complesso alla base delle decisioni di una nazione, i risultati si vedono. Gli utenti regolari di Internet nel Paese affacciato sul Baltico sono il 52%, contro la media del 45% dell’Ue dei 15 e il 37% dell’Italia. Tutte le scuole sono collegate in Rete (il 98% a banda larga) e hanno un loro sito Web. Sono 500 gli hotspot sparsi nel Paese e molti cittadini usano i computer pubblici per collegarsi a Internet e pagare le bollette o fare operazioni bancarie; il 60% dei cittadini paga le tasse online e tutti hanno un indirizzo e-mail “di Stato” del tipo nome.cognome@eesti.ee, dove accedono ai dati che li riguardano, come le multe o le certificazioni anagrafiche. La quota di penetrazione della telefonia mobile è del 91% e da tre-quattro anni si sono diffusi i sistemi di pagamento tramite cellulare.
Qual è dunque il segreto della rivoluzione digitale di un Paese dove già si pensa al voto elettronico? E’ vero che gli estoni sono molti meno degli italiani, ma noi non riusciamo a fare altrettanto bene nemmeno nelle grandi città. Una spiegazione è senz’altro l’influsso positivo dei vicini Paesi scandinavi, dove altissimo è lo sviluppo della società dell’informazione, e la forma mentis determinata dalle condizioni geografiche e climatiche: collegarsi al computer per pagare la bolletta è una valida alternativa ad affrontare la neve per recarsi alla posta. Ma le ragioni più profonde sono da cercarsi nella volontà politica di un governo che assapora da pochi anni l’indipendenza e ha saputo costruire un progetto nazionale per il futuro. Progettualità e capacità di guardare in avanti sono le parole chiave di questo successo. Per questo l’Italia resta indietro: difficile trovare nelle forze al governo la propensione a elaborare piani strutturati in grado di far crescere il Paese. Anche nelle nuove tecnologie.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario