ultimora
Public Policy

Il comunicato del governo sull'economia

La ripresa è immobile

L'esecutivo non ha alcun merito per i miglioramenti dell'economia. La tattica è solo quella di prendere tempo

di Davide Giacalone - 07 agosto 2013

Dopo avere sentito un’esplosione enorme, un boato terrificante, ci si guarda attorno e si scopre che tutto sembra come prima. A quel punto si tira il fiato, ma ci si muove con cautela. Somiglia a questo il comunicato governativo sull’economia, ingigantito dal modo in cui è stato acriticamente ripreso. I messaggi sono semplici: a. la ripresa c’è; b. anche il gettito fiscale aumenta; c. attenti a non compromettere tutto destabilizzando il governo. E’ così? No, questa è una raffigurazione della realtà che non so se sia più ingannevole o ingannata.

Come nelle previsioni, ci avviamo a chiudere anche il 2013 con il segno negativo. Ma peggio di come si prevedeva. Come nelle previsioni, il 2014 riporterà il segno positivo. Ma meno di quanto si prevedeva. Dentro questo scenario, indubbiamente negativo, ci sono settori produttivi che vanno bene, imprese italiane che esportano e crescono. Ma c’erano anche nel 2010, nel 2011 e nel 2012. Anche se ne parlavamo in pochi, pagando il pegno d’essere dipinti come rosacei edulcoratori della realtà. L’Italia che corre non ha mai smesso di farlo, ma il saldo totale, la media con l’Italia seduta e con quella che tira verso il baratro, era ed è negativo. Il segno positivo tornerà perché la marea si alza (con la liquidità immessa da chi ha vere banche centrali) e tutti i natanti galleggeranno a un livello superiore, ma la nave Italia salirà meno delle altre, anche dentro l’Unione europea, il che segnala il permanere di zavorre penalizzanti e falle non chiuse. Crescere meno dell’1% (è previsto uno 0,7) è certamente meglio che recedere, ma non serve a risolvere nessuno dei nostri mali.

L’oste ha saputo mescere l’aumento del gettito fiscale quale segnale positivo, con i giornali che hanno bevuto giulivi. Ma è pura illusione, se non l’opposto. Cresce il gettito delle imposte dirette, per la semplice ragione che è crescita l’imposizione. Sono aumentate le tasse. Emblematica l’Imu: mentre se ne discetta a vanvera gli italiani hanno già versato un acconto di 9 miliardi. E ora s’appresta il saldo. Quella sulla prima casa è tema di bandiera. Per ora s’è vista solo l’asta, posizionata in luogo inopportuno. Il gettito da redditi sale per i dipendenti pubblici e cala per i privati, posto che per tutti era cresciuta la tassazione. Sarebbe un segnale positivo? E’ segno che dove c’è mercato ci sono perdite di reddito e lavoro. Il gettito da Iva cala, ma al governo dicono: la caduta ha frenato. Come dire: la contrazione dei consumi non continua con lo stesso ritmo. E’ ovvio, dato che non tutte le spese familiari sono comprimibili. Intanto scende il gettito da tabacchi, giochi e benzina. Credete che gli italiani siano divenuti salutisti, avversi all’azzardo e sedentari? Hanno solo meno soldi da spendere. Difficile leggerlo come un dato incoraggiante. Aumenta (9,9) il gettito da contrasto dell’evasione. Ma se i contenziosi hanno una durata media di 5 anni quell’aumento ha origine nel 2008-2009. Ancora una volta: il centro destra ha meriti di cui si vergogna (non del tutto a torto).

E veniamo al terzo punto: occhio a non far cadere il governo. Monito cui seguono frasi fatte del tipo: in un momento come questo; a fronte dei problemi degli italiani; e, appunto, proprio ora che c’è la ripresa. Non sapendo se fanno finta di non capire o non capiscono proprio, ribalto il ragionamento: la crisi di governo non risolve alcun problema, né porta con sé nulla di necessariamente buono. I crisaioli per principio, per rabbia o per diletto non hanno le idee particolarmente più chiare degli equilibristi della stabilità. La questione è che il governo sta bruciando tempo. E ne rimane sempre meno. Prima è rimasto in piedi in attesa della sentenza di cassazione. Ora resta in piedi perché dopo il botto manco gli uccelli volano più. Ma dove pensiamo di andare raccontando castronerie come quelle prima esaminate? Per quanto tempo possiamo starcene qui a dire: c’è la luce in fondo al tunnel?

Se il governo avesse già messo mano a liberalizzazioni e vendite, a tagli della spesa corrente e dimagrimento della macchina burocratico-clientelare, allora sì che si potrebbe dire: non facciamo scherzi, non si può fare tutto subito e serve tempo. Ma io queste cose non le ho viste. Ho udito annunci di priorità prioritarie. La tattica è: guadagniamo un’ora, un giorno, una settimana, un mese. Avviciniamoci al semestre di presidenza europea e neutralizziamo la fregola elettorale così, poi, scivoliamo tranquilli nel 2015. Un tatticismo balneare anni sessanta. Vorrei non sfuggisse la lieve differenza: allora la spesa pubblica sosteneva e sospingeva il pil, oggi il suo finanziamento spinge la pressione fiscale e ammazza il pil. L’immobilismo è sempre brutto. Oggi è mefitico.

www.davidegiacalone.it
@DavideGiac

Pubblicato da Libero

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario