ultimora
Public Policy

Quando la deformazione prevale sull’informazione

La ribellione del sultano

Ora il Cavaliere se la prende con i “nemici” della stampa estera

di Elio Di Caprio - 12 ottobre 2009

Non c’è che da scegliere tra i tanti autorevoli giornali esteri che si occupano del binomio Berlusconi-Italia: dal Financial Times- “quella italiana è una seria soap opera”- al New York Times- “il dramma sottinteso (per l’Italia) è che Berlusconi è stato sempre più technicolor che tecnocratico”- gli attacchi e le ironie si sprecano.

E come se non bastasse il giornale americano riporta persino- perché non dovrebbe fare informazione anche su questo?- l’avvilente apprezzamento televisivo del Cavaliere per Rosy Bindi, vicepresidente del Senato. Ma è vera maldicenza quella della stampa straniera? A parte i giudizi critici quella stampa indica dei fatti veri che tutti conosciamo: non solo l’inqualificabile intervento contro Rosy Bindi, ma la vita pubblica italiana centrata in maniera esagerata sui problemi personali di Berlusconi da mesi accusato di presunti o veri scandali nella vita privata, l’inconcludenza dell’opposizione dove il principale partito di opposizione, quello Democratico, è alle prese con lotte interne che gli impediscono da sei mesi di eleggere un proprio leader.

E’ poi così diversa l’analisi del giornale newyorkese da quello che è sotto gli occhi di tutti? Stupisce che un uomo di comunicazione come il Premier non capisca o faccia finta di non capire che nell’era delle comunicazioni di massa in tempo reale è difficile accusare i corrispondenti in Italia dei giornali esteri di farsi manipolare da ambienti e colleghi locali al fine di rappresentare ai propri lettori una realtà che non corrisponde al vero. Le fonti di informazione sono più o meno uguali per tutti e i giornalisti esteri- non siamo in Russia- possono indagare a fondo sulla veridicità dei fatti.

Meravigliarsi che l’oggetto misterioso Italia richiami l’attenzione dei mass media stranieri e che essi non facciano una comparazione su quale è l’Italia più presentabile, se quella della spazzatura di Napoli o quella che la spazzatura l’ha eliminata grazie al tocco magico del Cavaliere?

Nel corso di una battaglia all’ultimo sangue tra il Premier offeso ( ma il PDL non è più una forza tranquilla?) e un’opposizione senza né capi né coda è facilmente comprensibile che la stampa estera sia interessata più al quadro d’assieme che viene fuori da quella che viene definita non a caso una soap opera all’italiana che non alle scorie e alle ambiguità del nostro teatrino interno. E’ legittimo per noi stessi criticare i giornali esteri per come ci rappresentano, ma abbiamo poi le informazioni giuste tanto da renderci immuni dalle deformazioni della propaganda?

E’ questo il vero interrogativo. A Silvio Berlusconi che dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, grida al tradimento e ricorda i precedenti comunisti dell’attuale Capo dello Stato si potrebbero ben opporre i suoi trascorsi socialisti alla corte di Craxi, visto che è a lui che deve la sua originaria copertura politica per entrare con successo nell’arena mediatica.

E allora di quale seconda repubblica stiamo parlando se i fili con la prima possono sempre essere riannodati a seconda dei comodi e delle convenienze? Certo non possiamo dire noi alla stampa estera su chi e cosa soffermarsi, ma è Berlusconi molto più di Napolitano, lo si voglia o no, l’emblema dell’Italia odierna.

Sull’altro versante, deformazione per deformazione, ancora impazza l’atto unico di “Repubblica” sulle 10 domande al Presidente del Consiglio relative alla sua vita privata ed alle escorts, uno o più non importa, ospitate a palazzo Grazioli. Nessuno sa dare una figura giuridica alla residenza del premier- forse neppure l’avvocato Ghedini- nessun giurista sa dire fino a che punto è privata o deve essere considerata pubblica, su cosa vi si può fare o non fare. Se è privata non c’è nulla di grave che il Cavaliere ci faccia quel che vuole- checché ne pensi Repubblica- ma molto più grave è stato il sostituire per gli affari pubblici una residenza privata agli uffici pubblici di Palazzo Chigi. Ma chi ha mai sottolineato a sufficienza questo aspetto deformante da nuovo sultanato?

La deformazione propagandistica sta ormai invertendo anche i ruoli tra maggioranza e opposizione. Dopo Grillo non sai neppure quale più casta imputare per esprimere l’insoddisfazione dei sudditi contro il potere. I farabutti sono ovunque e lo dice non l’opposizione, ma la maggioranza che ci governa. I più arrabbiati sono proprio Berlusconi, Brunetta e Bossi, le loro invettive ormai trovano spazio ovunque. Grillo sembra già fuori tempo a voler lanciare un suo partito di protesta, ci ha pensato prima il Governo o il PDL diventato esso stesso partito di lotta e di governo. Siamo a questo punto.

E chi sono i “lor signori” di oggi, le elites esterne dietro le quinte? Uno dei primi ad usare a fini di propaganda l’espressione “lor signori” per indicare l’establishment esterno inamovibile che impediva la circolazione delle elites è stato Giorgio Almirante quando tentava di uscire invano dal ghetto in cui l’aveva rinchiuso il veto antifascista della Prima Repubblica. I tempi sono cambiati ed ora è l’Unità a parlare insistentemente di “lor signori” per indicare un’altra congrega che tiene fuori la sinistra dal potere in ragione dell’anticomunismo.

Ma “lor signori” sono anche le elites farabutte- giornalisti, magistrati e radical chic- con cui se la prendono gli uomini nuovi del berlusconismo, dallo stesso Presidente del Consiglio al ministro Brunetta. La stampa estera non può fare questi distinguo, è lontana dai nostri bizantinismi e dalle manipolazioni che ne conseguono, osserva con sorpresa che la Lega si è trasformata in leghismo, Berlusconi in berlusconismo e attende ora l’ultimo nato, il Fini che si trasforma (con fatica) in finismo.

Dove è e sarà l’Italia vera? Con i giochi di prestigio della nostra informazione – i giornali esteri in questo non c’entrano proprio nulla- si arriva allo schieramento ed alla battaglia, non alla verità. Come meravigliarsi che i giovani, i figli di internet e del mondo dei blog contestino l’elite politica e giornalistica nel suo insieme, diffidino delle informazioni ufficiali e si affidino in maggioranza al verbo di Beppe Grillo?

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario