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La rete delle fesserie

Dall'italianità a tutti i costi fino ai pericoli per sicurezza e privacy. Quante idiozie sul caso Telecom

di Davide Giacalone - 28 settembre 2013

Irretiti dalla bischerate che, negli ultimi giorni, sentono dire agli italiani, hanno subito un rallentamento sia le attività terroristiche che quelle di prevenzione e sicurezza. Capita, nel mondo, che ogni tanto l’agente inglese o il fondamentalista islamico ripensino a quel che hanno sentito dire della rete Telecom Italia e s’accascino piegati in due dalle risate. Dalle parti nostre, invece, non solo le hanno dette, ma non hanno ancora capito d’essere ridicoli. Il che, a ben vedere, è la cosa più preoccupante.

Mettiamo un attimo da parte la questione economica, che già di suo sarebbe decisiva. Facciamo finta che non sia infinitamente scandaloso anche solo supporre di usare i soldi degli italiani per ricomprarsi una rete che fu costruita con i soldi degli italiani e poi affidata ad alterne cordate di profittatori. Restiamo all’obiezione che sembra avere un suo fascino: la rete coinvolge problemi di sicurezza, riservatezza e indipendenza. Per questo deve restare italiana. Tesi grossolanamente falsa, anche perché già non è italiana. Senza contare che nel 1999 divenne proprietà di sconosciuti con società lussemburghesi e gli spagnoli sono in sala regia dal 2007.

La rete di Telecom Italia non è costruita, organizzata e manutenuta da Telecom Italia. La gestione della rete è esternalizzata. In quanto ai pezzi della rete, vengono non solo forniti, ma anche assistiti e gestiti da società come la cinese Huawei. Ci sono anche i tedeschi. Quindi: sostenere che la rete di Telecom Italia è controllata da quella società è una fesseria.

La rete Spc (Servizio pubblico di connettività), utilizzata dallo Stato, è gestita con la partecipazione di società che furono egiziane e sono russe (Wind), inglesi (Vodafone e British Telecom), svizzere. La rete in uso alla pubblica amministrazione non è di Telecom Italia. Se ci teniamo stretta quella, per avere sicurezza, facciamo ridere. In quanto alla riservatezza, mi domando se certi testi governativi li scriva qualche genio della comicità: perché, esiste riservatezza? Abbiamo letto le conversazioni di tutti. E la più grande operazione di dossieraggio e spionaggio illegittimo è stata fatta … in Telecom Italia.

Torniamo alla rete per lo Stato e sentite questa, che è surreale: da anni il ministero dell’Interno, quindi il ministero della sicurezza pubblica, della polizia, rinnovava in proroga il contratto di Telecom, per un valore di circa 100 milioni l’anno. Nel 2012 si sono allargati e hanno prorogato il contratto per un valore di 570 milioni. A quel punto Fastweb (proprietà svizzera) ha fatto ricorso al Tar, sostenendo che si dovesse fare una gara. Il giudice ha dato ragione al ricorrente. Il governo s’è opposto? No, ha mandato via il prefetto responsabile dell’irregolarità. Quindi: mentre quattro ignorantoni discettano a vanvera di sicurezza della rete solo se è in mani italiane, il ministero della sicurezza deve mettere a gara la rete della quale si serve. Sulla quale, per dirne una, passa anche il funzionamento dei braccialetti elettronici, per i detenuti. Chissà se i crucciati ciarlieri lo sanno.

Domanda: ma possedendo e amministrando la rete (cosa che Telecom non fa), si possono controllare le comunicazioni dei terroristi? Di quelli fessi, sì. Gli altri te li perdi: bastano due sim dati che dialogano in ip (protocollo internet) e l’intercettatore può usare la rete per andare a pescare. Senza che abbia alcuna importanza la nazionalità delle sim o della rete.

A questo aggiungete che in Italia già sono funzionanti varie reti straniere, naturalmente tutte interconnesse (altrimenti si chiamano “citofoni”). A fronte di queste solari e non smentibili verità il governo conta di fare le barricate, ricordandosi d’essersi scordato di fare il regolamento relativo alla golden share, per fermare gli spagnoli? Ma allora noi stiamo nell’Unione solo per il gusto e la gioia di perdere soldi e regalarli ai greci, nel mentre ci facciamo fregare dai tedeschi. Dov’è finito l’europeismo sbandierato quando si tratta di ossequiare e sleccazzare i tedeschi?

Posto che nella rete italica gli italiani non investono da tempo, il Franco Bernabè che si agita e sollecita l’ignoranza dei politici non va preso come l’ultimo baluardo dell’italianità, ma come l’incarnazione di un’identità albertosordesca. Ed è uno di quelli considerati bravi ed esperti, il che la dice lunga sugli altri. Un’ultima cosa: al Copasir dovrebbero controllare l’attività dei servizi segreti, ma c’è gente che sta al livello dei cip sottocutanei o delle strisce chimiche lasciate nei cieli. Spero che i servizi segreti siano sufficientemente deviati da sfuggire a questo genere di allocchi, perché in caso contrario la nostra sicurezza è dovuta solo all’aura di fortuna che, nonostante tutto, circonda lo stellone.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario