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La realtà svelata dal voto

Serve un ripensamento profondo, in Italia come in Europa

di Davide Giacalone - 08 giugno 2009

Quando il mosaico dei dati si sarà composto, compresi quelli amministrativi, sarà possibile una riflessione più adeguata. L’astensione è già un giudizio, certo non lusinghiero per i partiti e la campagna elettorale. Si deve, comunque, essere accecati dal pregiudizio e dall’ideologia per non vedere il malessere profondo che attraversa l’elettorato europeo, e la sinistra deve proprio essere votata al suicidio se non trova la forza di leggere la realtà. Avevamo scritto che l’assurda campagna elettorale della sinistra avrebbe favorito un loro alleato, questa volta concorrente, che può essere considerato di sinistra solo da quanti hanno distrutto la migliore tradizione di quella parte politica. Nonostante il ribadirsi del bipolarismo (si veda il voto dell’Udc), quella previsione ha preso corpo.

Alle politiche di appena un anno fa Veltroni arrivò al 32,2%, commettendo il grave errore dell’alleanza con Di Pietro, ma conservando pur sempre una posizione politica, che qui abbiamo non solo riconosciuto, ma anche apprezzato. Dopo di che, sull’onda della sconfitta alle elezioni sarde, tutto è stato azzerato e la politica posta sul rogo di un antiberlusconismo che fertilizza, da quindici anni, le fortune elettorali altrui. Ora, secondo le prime stime, il risultato è del 27-28%, con un regalo di quasi l’8% all’alleato killer. Questo in elezioni europee che, per loro natura, dovrebbero favorire l’opposizione, con un elettorato libero dal determinare la natura del governo. Le gazzette che ancora non trovano la lucidità ed il coraggio di dire queste cose, con altrettanta chiarezza, alla sinistra, che ne coccolano i peggiori istinti, hanno provato a far credere che le aspettative della Lega sarebbero state un problema per l’altro schieramento. La cosa, ovviamente, ha il suo peso (lo abbiamo scritto prima del voto), ma nel senso opposto a quel che cercano di sostenere. D’Alema, per ingraziarsela, disse che la Lega è una costola della sinistra. Si sbagliava: la Lega è una forza popolare, che rappresenta quel popolo che la sinistra ha dimenticato, smettendo di frequentarlo.

La cosa drammatica è che gli spazi di lavoro, per un’opposizione vera, che sappia costruire politica, ci sono, anzi, sono enormi. Ma per occuparli servono proposte e coesione, serve la volontà di costruire una maggioranza politica ed elettorale, coltivata presentando un’idea diversa d’Italia e d’Europa, non essendo affatto sufficiente sperare che arrestino o scomunichino i leaders che continuano a raccogliere la fiducia degli elettori. Non basta affatto, e mi pare che l’esperienza di Romano Prodi l’abbia ampiamente dimostrato, limitarsi a mettere assieme coalizioni “contro”. E non solo il voto italiano, bensì l’insieme di questa tornata impone un ripensamento profondo, una presa d’atto della realtà. In Europa è l’incapacità di dare senso alle parole della politica a creare spazio per identità locali ed escludenti, spesso prive di ponderazione, ma non di rappresentatività.

Perde, anzi, tracolla anche l’unico governo di sinistra che ha fatto molte cose apprezzabili, quello inglese, e quella che tira non è una brezza fresca è una corrente gelida che racconta di popoli spaventati, anche oltre la ragionevolezza, da tutte le favole sull’integrazione e l’accoglienza. Si vede in quel che si muove nelle piazze, ma anche in quel che si conta nelle urne. Il balzo delle liste estremiste, il diffondersi di linguaggi crudi, sono la reazione, la conseguenza reazionaria, ad una lunga egemonia del buonismo un tanto al chilo. I voti alle destre europee non sono il derivato degli interessi forti, ma il portato dei soggetti deboli. Sono voti popolari. Pur nelle differenze di ciascun caso nazionale, il consenso verso i componenti del Partito Popolare tende ad inglobare questa realtà, permettendosi anche il lusso di rifiutare gli estremisti.

E la sinistra? E’ ancora chiusa nella spocchiosa convinzione che sia il mondo ad essere sbagliato, ostinata nel dar lezioni d’umanità ed apertura, non avvedendosi d’essere divenuta produttrice di razzismo e xenofobia. Una sinistra europea sana di mente prenderebbe l’ex presidente dell’internazionale socialista, che oggi siede all’Onu ad occuparsi di rifugiati, e gli spiegherebbe che le sue parole non sono solo sbagliate, ma antipopolari. Invece usano quelle parole come fossero clave, non ne comprendono l’effetto su quelli che erano i loro elettori e s’eservitano nell’arte di Tafazzi. Vivono nel passato, incapaci d’interpretare il presente.

Pubblicato su Libero di lunedì 8 giugno

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