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Più programmi e tanta voglia di governare

La politica si è rimessa in moto

Occorre un sistema politico in grado di rafforzare il governo

di Davide Giacalone - 22 novembre 2007

La politica si è rimessa in moto, ma il ritardo accumulato è tanto e non bisogna fermarsi. Scrivendo a favore di una fase costituente, sollecitando il capo dell’opposizione a dare un’indicazione concreta per la prossima legislatura, sembravamo, forse, degli illusi. Ma le cose hanno una loro forza, ed oggi Berlusconi rompe lo schema da lui stesso creato ed ipotizza alleanze transitorie pur di fare le riforme. Bene. I tempi sono stretti, perché entro la metà di gennaio si conoscerà la sorte dei referendum ed il governo collasserà non per le spallate esterne, ma per disgregazione interna. L’interesse collettivo è far nascere un sistema che rafforzi il governo, rendendolo capace di affrontare le proteste di corporazioni e fazioni protettrici dei propri privilegi. Il sistema elettorale è solo un pezzo e neanche il più importante, perché il più dipendente dai costumi politici. L’alternanza di governo funziona bene anche con il proporzionale, mentre quella realizzatasi in Italia con il falso maggioritario era un’altalena, con il governo che perdeva sempre le elezioni. Qualcuno teme che si torni alla prima Repubblica. Impossibile, posto che non credo sia mai nata la seconda. Impossibile perché mancano le condizioni storiche, manca la guerra fredda, mancano i comunisti, che oggi si vergognano di essere stati tali.

Allora c’erano meno partiti d’oggi e c’era più stabilità (non date retta ai luoghi comuni), ma a quel passato non è possibile tornare. Il bipolarismo incapace di governare non diventerà bipartitismo, ma sia le proposte di riforma che i referendum spingono verso l’indebolimento delle rendite elettorali e politiche, e l’ipotesi di una tregua per le riforme non farebbe venire meno la natura alternativa delle forze che s’accordano. Questa, però, è politica politicante, roba che appassiona poco e non si mangia. L’identità delle forze, e dei capi, è disegnata dall’idea che ciascuno propone per cambiare il presente. Morte le ideologie (che siano dannate) contano le idee, le proposte. E qui siamo ancora indietro, mentre il resto d’Europa si ristruttura, i mercati galoppano, le sfide non attendono. Servono programmi netti e voglia di governare, perché delle liti fra comari, da una parte e dall’altra, non importa un accidente e servono solo a moltiplicare gli accidenti.

Pubblicato su Libero di giovedì 22 novembre

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario