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All’Italia serve un “trapianto della coscienza”

La politica deve essere ricostruita

Per evitare che anche la società s’impoverisca, occorrono scelte coraggiose

di Davide Giacalone - 28 febbraio 2008

Nelle ore in cui si definiscono le candidature si rivede un giovanilismo vetusto, che periodicamente veste i colori del “nuovo” proponendo la biondazza o il rampollo della finanza corsara, come se nelle loro facce lisce dovesse trovarsi un qualche significato. Si rivede anche chi in Parlamento è invecchiato, magari senza mai essere stato giovane, e proprio non si rassegna a starne fuori. Per questo ti si apre il cuore quando hai per le mani le riflessioni di un grande che non sarà mai vecchio, che può stare dentro o fuori, a destra od a sinistra (senza esagerare, Paolo), ma crede ancora che la politica sia una cosa maledettamente seria ed importante.

Quando la politica s’indebolisce la società s’impoverisce. Quando i partiti sono macilenti le lobbies diventano forti, e mentre gli interessi contrapposti sono il sale della democrazia e non si deve averne paura, se si autorappresentano, se possono scavalcare la mediazione esercitata da eletti che ne siano capaci, il loro naturale e sano egoismo diventa miopia malata ed autodistruttiva.

Così si cominciano a chiamare “affari” non quelli che creano ricchezza, bensì quelli che la fanno sparire durante il trasloco. Si chiamano “capitani coraggiosi” quelli che depredano la stiva e portano via le vele. E quando lo scontro politico fa a meno d’idee e passione perde la capacità di parlare ai cittadini, lasciando spazi vuoti nei quali s’infiltrano, al tempo stesso, la violazione della legge ed il debordare del potere giudiziario.

Così la collettività s’affligge con un moralismo togato che accompagna il crollo del diritto. La politica, del resto, cammina sulle gambe degli uomini, sperando che siano tali. Se gli eletti sono, in verità, dei nominati, e se per esserlo s’adoperano a mostrare la postura meno eretta possibile, che volete che producano?

Cirino Pomicino e Geronimo hanno pubblicato tre libri fenomenali, e l’ultimo è una bomba. Dissento in più di un passaggio, ma non sulle due tesi di fondo: a. il nostro recente passato deve ancora essere raccontato, tutto; b. la politica deve essere ricostruita, come la selezione dei politici. La bugia alimenta la viltà, l’ipocrisia la mediocrità. All’autore hanno trapiantato il cuore, all’Italia si dovrebbe trapiantare la coscienza. Fa piacere vedere che ci sono potenziali donatori.

Pubblicato su Libero di giovedì 28 febbraio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario