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I risultati delle elezioni in Sicilia

La partitocrazia colpisce ancora

Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta. Purtroppo, temiamo di no

di Luca Bagatin - 30 ottobre 2012

I risultati delle elezioni per il rinnovo dell"Assemblea Regionale Siciliana potevano dirsi una sorta di test nazionale.

Per molti versi così è stato e, queste elezioni, hanno fornito un dato inequivocabile: il 53% dei siciliani si è astenuto, ovvero non ha accettato di scendere a patti con questa partitocrazia che, in Sicilia, rappresentava - a destra come a sinistra - la continuità con le politiche nefaste di Raffaele Lombardo.

Tale partitocrazia, ricordiamolo, ha peraltro escluso dalla competizione la lista civica "LeAli alla Sicilia" - guidata da Davide Giacalone - con accuse infamanti, affermando che un candidato della civica aveva la fedina penale sporca, salvo poi scoprire che si trattava di un caso di omonimia ! Gli indagati, infatti, erano altrove. E, il 53% degli elettori, non li ha votati. A questo dato, possiamo aggiungere l"exploit del Movimento 5 Stelle che, candidando il trentasettenne Giancarlo Cancelleri, persona pulita e che non ha mai fatto politica in vita sua e proponendo una riduzione degli sprechi e dei privilegi, si è guadagnato il 14% dei consensi, superando il duopolio Pd-PdL.

La partitocrazia, in Sicilia, ma probabilmente anche nel resto d"Italia, appare alla frutta. E questa non è antipolitica. Precisiamolo.

L"antipolitica è rappresentata dalle facce di bronzo come quella di Angelino Alfano che, nonostante una gestione totalmente fallimentare di quanto resta del PdL, si candida alle primarie, anziché, più seriamente, ritirarsi per sempre dalla vita pubblica.

E dalle facce di bronzo di Bersani e Casini, i quali, assieme, in Sicilia, hanno a malapena raccattato il 30% dei consensi. E, per favore, la smettano di parlare di alleanza fra "progressisti e moderati", perché, a quanto ci risulta, il partito di Bersani è tutto fuorché progressista (si confronti con il Partito Socialista francese e con il Labour Party inglese e poi ci si renderà conto di quanto il carro cattocomunista appartenga ad una storia e ad una cultura completamente diverse e profondamente conservatrici).

Ne escono con le ossa rotte i neo-comunisti di Vendola, i dipietrini e quelli di FLI, che non potevano scegliere candidato peggiore: Gianfranco Miccichè, sul quale evitiamo di fare ulteriori commenti.

Se questo è un test elettorale nazionale, si vede bene come a perdere consensi sia tutto il centrodestra, che ormai ha perduto ogni credibilità ed ha perduto tutto il suo elettorato originario di matrice liberale.

Il centrodestra, ormai, o decide di puntare su personalità credibili quali Oscar Giannino e manda in pensione i vari clericali e statalisti alla Quagliariello, Cicchitto ed Alfano, oppure è destinato a cedere il passo al Movimento 5 Stelle che, per quanto non abbia nulla di liberale, punta ad un programma di riduzione degli sprechi e di lotta alla partitocrazia. In questo senso, in sostanza, risulta molto più credibile, serio ed incisivo.

Il carro cattocomunista, diversamente, continua a non superare il suo storico 30%, con o senza comunisti duri e puri e dipietristi. L"unica carta che rimane loro è dunque una vittoria di Renzi alle primarie ed una svolta del partito in senso democratico (non solo nel nome, ovviamente). Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta.
Purtroppo, temiamo di no.

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