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La tempesta magnetica che ha colpito il nostro Paese

La nave italiana ha i motori in avaria

Utilizziamo la bussola giusta per uscire dal dramma reale del nostro stagnare

di Davide Giacalone - 15 febbraio 2011

La nave Italia è entrata in un campo magnetico, che fa impazzire le bussole. Il capitano non si sa chi sia, gli ufficiali son truppa di fanteria, promossi per raccomandazione e imbarcati per caso, la ciurma sghignazza o s’incazza, senza costrutto alcuno. E’ la parodia del navigare, ma il dramma reale del nostro stagnare. Guardate alle manifestazioni di piazza, alla questione delle elezioni anticipate, al bisogno del rilancio produttivo, e ditemi se non vi sembra d’essere circondati da matti.

Le piazze delle donne per benino, fra una suora e i dialoghi della vagina, si sono riempite all’insegna del motto: qui ci s’indigna, non si fa politica. I giornali commentano felici: non c’erano simboli di partito. E vi sembra normale? Il fatto è che il moralismo porta tanta gente in piazza (non erano pochi, né truppe cammellate), ma se metti un simbolo di partito crolla tutto. Come si fa a dire che le parlamentai di destra sono selezionate per generosità non ideale, se fai sedere in Parlamento una signora che fu fidanzata in alto loco e si dichiara ignorante di politica? Né il rigore della selezione si può far valere solo con le femmine, laddove applicarlo all’intera classe dirigente sarebbe salutare, ma distruttivo.

E, allora, vai con l’indignazione senza soluzione, vai con la piazza che inneggia alla carcerazione di chi prese più voti, vai anche con quel signore recante un cartello: “la mia donna non è in vendita”. La “mia”? Ai bei vecchi tempi sarebbe finito impalato, dalle compagne, ora, invece, c’è il rischio che accorra la di lui metà: sono “sua”. Tenete duro, che poi vi passa.

Sul fronte governativo, intanto, usano la bussola come fermacarte. Sono mesi che un giorno sì e l’altro pure esponenti del governo parlano di possibili elezioni anticipate (ed è da più tempo che ritengo finita questa legislatura). La cosa a dir poco anomala è che, in quello stesso tempo, l’intero fronte delle opposizioni ne rifiutava anche solo l’idea, come a dire che sapevano di perderle. Un bel giorno s’alza il Presidente della Repubblica e dice: se va avanti così, o, meglio, se si continua a non andare avanti, meglio votare. Da quel preciso istante tutte le opposizioni vogliono il voto e dalla maggioranza ci manca poco che diano del golpista a Giorgio Napolitano. Il quale è il contrario esatto del golpista, attività che richiede una qualche intraprendenza e coraggio. Si è limitato a dire l’ovvio, svolgendo un ruolo di supplenza politica oppositoria.

Lo scandalo, intendiamoci, è fondato, perché nella tempesta magnetica che subiamo i punti cardinali restano fermi: a. il governo ha avuto la maggioranza relativa dei voti; b. è l’unico, in tutto il mondo democratico, ad avere vinto anche due elezioni intermedie; c. ogni volta che chiede la fiducia la ottiene. In queste condizioni le elezioni dovrebbe poterle chiedere solo il capo della maggioranza, come accade nel sistema inglese. Al tempo stesso, però: 1. la maggioranza parlamentare fu vasta e divenne risicata; 2. il governo è in balia di parlamentari transumanti; 3. è diviso al suo interno, sia sulle cose che contano, come il piano di rilancio economico, sia sulle fesserie, come la scampagnata del 17 marzo.

I pensatori mosci hanno la soluzione pronta: facciamo un bel governo di transizione e pacificazione, senza Silvio Berlusconi e senza il capo dell’opposizione. Bella fesseria. Intanto, il capo dell’opposizione non esiste. Poi, un governo di quel tipo avrebbe il trascurabile difetto d’essere illegittimo, perché privo di consenso e incapace di raccoglierlo. Senza contare che la storiella secondo cui unendo i diversi si fanno le cose migliori non tiene conto dell’esperienza, che ne indica come prodotto le peggiori.

Fra qualche settimana, in Europa, si comincerà a parlare dei bilanci pubblici. Si potrebbe dire ai colleghi europei che tengano per loro le supponenze, visto che stiamo affrontando, da soli, un problema di tutti. Ci si potrebbe comportare da Stato, insomma, e si potrebbero fare altre belle cose. Come si può, invece, distrarsi e farsi dettare il compitino, applicabile da qualsiasi governo. Anche uno finto. Questa sarebbe la scelta, sempre che la bussola funzioni e non sia finita nelle mutande.

Pubblicato da Libero

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