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Ipotesi e prospettive per la Terza Repubblica

La mina Mastella

Le suggestioni neocentriste aiutino a seppellire il bipolarismo non a riesumare la Dc

di Enrico Cisnetto - 12 marzo 2007

Occhio a Clemente Mastella, fa sul serio. E’ capitato a me di intervistarlo a Cortina, alla festa dell’Udeur, sabato pomeriggio, quando le agenzie già avevano raccontato che alla manifestazione di Roma a favore dei Dico – impropriamente frequentata da tre ministri del governo Prodi – il vero bersaglio era stato proprio il ministro della Giustizia. La sua reazione è stata – comprensibilmente – assai dura, sia verso il premier che “tardivamente” aveva bocciato l’andazzo dei ministri e leader politici di maggioranza che vanno a manifestazioni per chiedere al governo questo o quello (un costituzionalista attento come Michele Ainis fa notare che non era mai successo nell’intera storia repubblicana), sia verso i suoi colleghi che non hanno difeso il suo diritto a pensarla diversamente su un tema “etico” come quello delle coppie di fatto. Ma ho avuto la netta impressione che Mastella, da politico navigato quale è, non abbia reagito per stizza, bensì per calcolo. Infatti, ha messo in fila una serie di vicende – dalla “provocazione” di Santoro, cui lui ha risposto abbandonando in diretta la trasmissione tv, alla questione del referendum (“cari colleghi, se raccogliete le firme io faccio la crisi di governo”) – per giungere alla conclusione che l’Udeur non è più disposta a “pagare il prezzo di stare a sinistra”.

Insomma, il buon Clemente, felicissimo delle sciocche provocazioni altrui, non cerca altro che occasioni per irrobustire il dossier che giustifichi una scelta che ormai ha maturato: uscire dal centro-sinistra e partecipare alla costruzione di un “nuovo centro” di chiara marca neo-democristiana. Certo, se a far cadere Prodi ci penserà ancora una volta la sinistra, per lui sarà un impiccio di meno. Ma se dovesse essere necessario, il suo fucile è già caricato a dovere, e tutto sommato che quello che lui stesso chiama l’ultimo governo senza limiti a sinistra che l’Italia si è data, salti da destra, non gli dispiace affatto.

Lo so, molti obietteranno: via, Mastella è uno attaccato alla poltrona, quando mai farà la crisi. Ma chi avanzasse questa seppur preventivabile obiezione, sbaglierebbe due volte. Primo perchè Mastella è uomo di potere in quanto politico doc, e dunque sa che non sempre la perpetuazione dello status quo è il miglior modo per assicurarsi più potere e più a lungo possibile. Secondo, perchè questa volta sono gli esponenti della sinistra massimalista a giocarsi la poltrona, lui e l’Udeur invece potrebbero incassare un dividendo politico di non poco conto se si assumessero la responsabilità di mettere fine all’agonizzante governo Prodi, e con esso a quella stagione politica – durata fin troppo – che impropriamente abbiamo chiamato Seconda Repubblica. E, credetemi, Mastella le svolte epocali non se le fa scappare tanto facilmente.

Semmai, il problema è di altro tipo. E riguarda la Terza Repubblica che si dovrebbe andare ad aprire. E’ del tutto evidente, infatti, che non basta chiudere la fallimentare esperienza del bipolarismo all’italiana per creare le condizioni di una vera svolta nelle modalità della nostra politica. Si tratta di una condizione necessaria, ma non sufficiente. Inoltre, siamo sicuri che il ricreare una forza cattolica centrista, sul modello della vecchia Dc, sia il passo giusto da fare? Ho l’impressione che esso generi almeno due problemi: una questione laica, visto che contrariamente ai cattolici, nella Seconda Repubblica l’area una volta occupata da Psi, Psdi, Pri e Pli è praticamente scomparsa; una tentazione di ritorno al passato, visto che il tema non è far rinascere la Prima Repubblica – sulla quale sarebbe comunque ora di stilare un giudizio meno ingeneroso di quello corso negli ultimi quindici anni – ma dar vita alla Terza.

Insomma, chi ha in mente una nuova stagione politica dovrebbe discutere non solo di legge elettorale – che certo è indispensabile per generare discontinuità – ma anche di sistema politico e di assetti istituzionali, magari per arrivare alla conclusione che occorrerebbe un’Assemblea Costituente per stabilire il profilo della Terza Repubblica. Tuttavia, siccome il primo passo consiste necessariamente nel liberarci di quello che c’è, teniamo d’occhio Mastella, e aspettiamo fiduciosi le sue prossime mosse.

Pubblicato su Il Gazzettino di lunedi 12 marzo

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