ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • La Margherita fiorisce sul voto regionale

I dati indicano spostamenti importanti al centro

La Margherita fiorisce sul voto regionale

La scelta di autonomia è maturata dall’analisi del tracollo del centro-destra nelle regioni del Nord

di Antonio Gesualdi - 30 maggio 2005

A mente più fredda possiamo tornare sul voto politico.

Secondo una intenzione di voto misurata da Ipsos il mese scorso il centro-sinistra otterrebbe il 59,2% delle preferenze e il centro-destra il 21,8. "Non sa" il 19%. L'ultimo "Future Prodi-Berlusconi 2006", sondaggio con il quale l´istituto Swg misura mensilmente (da febbraio 2004) le previsioni degli italiani su chi vincerà le prossime elezioni politiche assegna il 61% a Prodi e il 39% a Berlusconi.

Insomma da qualsiasi parte si guarda la forbice - tra centro-destra e centro-sinistra che prima era sempre a favore del centro-sinistra (sia per Swg che per Ipsos) ma tra percentuali dal 6 al 15% - improvvisamente la si trova fortemente allargata arrivando a percentuali tra il 18, 22 o 38% se i "non so" vengono distribuiti metà e metà o non considerati.

"Gli elettori – spiega Maurizio Pessato di Swg – hanno dato un´interpretazione politica del risultato delle amministrative". A fine marzo tra i due contendenti c´erano due punti. Il 12-2 delle regionali è stato un vero shock per i pronostici sulle elezioni politiche. "Un evento unificante – commenta Pessato – che si riflette sulle diverse aree geografiche (a Nord, Centro e Sud Prodi viene dato vincente sempre dal 61%) e sul campione diviso per genere: uomini e donne danno le stesse chance ai due candidati (sempre 61 a 39%)".

Insomma i giochi sembrano fatti se utilizziamo le categorie berlusconiane... l'utilizzo dei sondaggi in funzione propagandistica e il confronto tra leader.

Se, invece, riflettiamo sui flussi reali che, sempre secondo Swg sono 1 milione e 300 mila e non 2 milioni, la questione, appunto, torna concreta.

Se si confronta la differenza percentuale conquistata dal centro-sinistra nelle ultime elezioni regionali e quella persa dal centro-destra abbiamo un valore nazionale - naturalmente e matematicamente reciproco - di circa 14/15% (il distacco della cifra, chiaro, appartiene al numero di schede nulle, bianche, astensioni ecc.).

Ma se consideriamo i flussi - squisitamente - a livello regionale allora bisogna fare delle letture più complesse: i flussi, se tali sono, vanno letti in relazione tra loro. Dunque in Basilicata e Campania, il centro-destra perde circa il 20% nel 2005 rispetto alle regionali del 2000, ma il centro-sinistra guadagna "solo" il 3,9 in Basilicata e il 14,6% in Campania. Al contrario di quanto accade in Lombardia dove il centro-destra perde il 22,3% e il centro-sinistra guadagna il 25,6%.

E' evidente che il comportamento elettorale dei lucani è completamente diverso da quello dei lombardi. Questi numeri, a primo impatto, non possono non far vedere che il vero tracollo del centro-destra è stato nelle regioni del Nord e non al Sud. Nel Lazio e in Puglia (i due "casi" di queste regionali) accade l'esatto inverso che in Lombardia: il centro-destra perde soltanto e rispettivamente il 2% e il 3,6% ma il centro-sinistra guadagna il 17% e il 21,2%.

Stessa forza, autonoma e propulsiva, del centro-sinistra l'abbiamo in Liguria e Piemonte. Quanto alle regioni "rosse" - che non hanno cambiato prospettive - la costante è più semplice: il centro-destra perde ovunque molto più di quanto il centro-sinistra non guadagni. Nelle regioni "rosse", paradossalmente, il flusso non va dal centro-destra al centro-sinistra, ma verso altre proposte politiche o verso l'astensione. E' come se il blocco di centro-sinistra avesse fatto il pieno e quindi non sfonda nelle proprie roccaforti.

Ultima considerazione sui voti assoluti: se è vero - sempre confrontando stesso tipo di elezione; regionali 2000 e 2005 - che in Lombardia il centro-destra ha perso quasi il doppio di quanto non abbia guadagnato il centro-sinistra (749.116 voti persi contro 433.715 voti guadagnati) così come si registrano alti scostamenti in Piemonte, Puglia e Lazio, è anche vero che in Abruzzo la differenza persi/guadagnati è di soli 12.191 voti, in Calabria di 30.000, in Campania di 51.211, in Liguria di circa 20.000 e in Veneto di 8.000 voti. Si tratta di un numero di voti assoluti che anche un solo candidato alle politiche può muovere! Nelle regioni "rosse" le differenze sono ancora più basse e più omogenee e in Toscana, addirittura, la differenza persi/guadagnati è di un migliaio di voti.

Dunque il voto regionale è stato un voto molto caratterizzato dal territorio.

Il flusso dal centro-destra al centro-sinistra non è omogeneo, ma è forte, soprattutto, nelle regioni come Lombardia, Piemonte, Lazio e Puglia.

Non appare corretto, quindi, quanto si va dicendo sull'asse del Nord (cioè che è stato bocciato dai meridionali) ma piuttosto bisognerebbe invertire i ragionamenti: è stato soprattutto il blocco Piemonte-Lombardia a bocciare il governo Berlusconi fondato sull'asse del Nord. E' la parte di Paese più avanzata (reddito pro-capite, produzione pil, istruzione ecc.) che è passata dal centro-destra al centro-sinistra e non quella che vorrebbe essere assistita dallo Stato. Un monito non da poco per Romano Prodi e Fausto Bertinotti. E la posizione della Margherita, di questi giorni, è la diretta conseguenza di questa lettura.

Se così è, politicamente, gli italiani stanno già esprimendo l'esigenza di un Terza Forza che non li costringa più a scegliere "il meno peggio".

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario