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Mancano le idee

La lotta all’evasione non è uno strumento di sviluppo

Non è solo con la battaglia contro l'elusione che si esce dalla crisi

di Umberto Malusà - 20 aprile 2012

A leggere le cronache politico-economiche di queste settimane sembrerebbe che il principale strumento individuato per far fronte alla crisi economica e rilanciare l’economia del paese sia il recupero delle risorse evase dal fisco. Lo stesso fisco nel frattempo ha oltrepassato ogni limite di tollerabilità , in particolare in un paese dove i servizi offerti ai cittadini non sono certo all’altezza di quanto si paga. Come affrontare questa innegabile contraddizione? E’ stata impostata una violenta campagna contro chi evade, supportata dalla esposizione mediatica degli interventi “ Befera guidati “, e da continue dichiarazioni sulla nefandezza morale di chi non paga i tributi. Lungi da noi giustificare ,anche solo in parte, l’evasione ma ci sia consentita una domanda: tutto qui? C’è un’evidente sproporzione fra il peso che viene dato a questo tema e tutti gli altri nodi che dobbiamo affrontare per rilanciare la nostra economia: la ripresa degli investimenti, i tagli alla spesa, il miglioramento dei servizi e l’eliminazione delle inefficienze, la lotta alla corruzione , le tante riforme …ma soprattutto ridare fiducia agli italiani!

Questo è un paese in depressione, prima ancora psicologica che economica. Siamo bombardati da titoli nefasti dei giornali ogni giorno , prevalgono le notizie negative nella falsa convinzione che aiutino la tiratura o l’audience. Le stesse dichiarazioni dei politici e governanti inducono più ad avere paura di perdere ciò che avevamo che a costruire qualcosa di nuovo. Siamo una società che guarda solo indietro, con paura, e non è più capace di pensare all’orizzonte come ad un obiettivo da raggiungere. E parlare prevalentemente o solo di evasione deprime e stimola solo rabbia contro gli altri in genere, in un clima di sospetto reciproco. Quindi si alla lotta all’evasione, ma come un fatto assolutamente normale: è logico che tutti devono pagare, che si facciano sempre tutti i controlli possibili, che gli evasori siano puniti. Ma cominciamo a parlare anche di qualcos’altro , delle cose che funzionano, degli obiettivi che ci vogliamo dare, dell’orgoglio di quello che siamo, delle nostre eccellenze. Diamo idee spunti, motiviamo altrimenti non ci possiamo stupire che i nostri ragazzi più capaci vadano all’estero, che gli imprenditori non si impegnino più , che prevalga un clima di sfiducia…..Ed anche i nostri governanti cerchino di essere più propositivi, in particolare il premier che non eccelle in calore umano e sorride troppo all’estero e poco in Italia. Diamo un orizzonte agli italiani che non sia solo la paura di perdere i nostri privilegi, proponiamo un nuovo modello di sviluppo, compatibile con gli scenari attuali, ed abbiamo il coraggio di scegliere strade e strumenti: parlare prevalentemente di evasione può essere comodo ma non risolve i problemi veri.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario