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In tutta Europa ci sono due partiti o più

La leggenda del Partito democratico

La sua costituzione è difficile per motivi pragmatici e perché è voluto da una minoranza

di Antonio Gesualdi - 20 gennaio 2006

Si farà il partito unico democratico? Ne dubito fortemente. A riprova propongo la similitudine della triade sindacale. Si è mai fatta l"unità del Sindacato? E da quanto tempo se ne parla?

Finiremo per far chiacchiere sull"unità dei partiti di sinistra così come tante ne abbiamo spese sull"unità sindacale. Prima di tutto, e prima di una questione ideologica, si tratta di una questione pragmatica. Attualmente a sinistra ci sono una decina di partiti con una decina di leader con una decina di direttivi e con una decina di apparati più o meno organizzati. Significa migliaia di persone che vivono quotidianamente – e portano a casa un qualche stipendio – grazie alla politica e alle sfumature della politica. Smantellare tutto questo per farne un solo leader, un solo direttivo, una sola classe di dirigenti e funzionari significa dire a migliaia di persone di cambiare mestiere. O meglio di farsi un mestiere. Improbabile.

Non solo ma la scienza politica ha dimostrato che i sistemi maggioritari a collegi uninominali, alla lunga, possono anche aiutare a produrre accorpamenti tra i partiti di opposizione (problema che, effettivamente, a sinistra si poneva), ma oggi noi abbiamo anche smantellato l"effetto del maggioritario con la nuova legge elettorale. L"abbiamo smantellato anche perché nella modalità "Mattarellum" non funzionava o avrebbe sortito qualche effetto di questo tipo tra un secolo.

E infine ci sono le identità, le mentalità che non sono ultime a dover essere prese in considerazione. I più superficiali parlano di sintesi tra gli eredi del Pci e quelli della sinistra democristiana (dimenticano Rifondazione apposta? Ma mi par di capire che Prodi, invece, includa il partito di Bertinotti) per poter arrivare ad un "bipartitismo tipo quello delle democrazie occidentali". Ora, a prescindere dal fatto che non vedo in nessun paese occidentale due soli partiti che si contendano il potere di governare la nazione, non vedo neppure aree identitarie per poter costruire – sia a sinistra che a destra – partiti unici. Tant"è che di partiti unici, nel nostro Paese, ne abbiamo visto soltanto uno ed è stato quello nazionale fascista.

A sinistra abbiamo sempre avuto i comunisti e i socialisti e poi anche i socialdemocratici e tutti i partiti di area laica e democratica (e che hanno pure fatto la Resistenza!). A destra abbiamo sempre avuto i più vari partiti conservatori e liberali, un partito popolare confessionale (quello di don Sturzo prima del fascismo), una Democrazia cristiana in funzione anti-comunista e un partito di destra come il Msi. Per non parlare degli extra-parlamentari di destra e di sinistra. Quando ci andava male abbiamo avuto anche i Qualunquisti.

Il fondatore del quotidiano Repubblica, Eugenio Scalfari, ha definito la proposta di Prodi "un"iniziativa che non è retorico definire storica". E" vero. Si tratta, sicuramente, di un"iniziativa storica, ma che politicamente andrebbe meglio ponderata. E, infatti, nella realtà sia Fassino che Rutelli, per il momento, hanno deciso di... ponderare.

Divagazione: come si sa alle primarie hanno votato più 4 milioni di italiani, ma la stragrande maggioranza erano concittadini dell"Emilia-Romagna e delle regioni rosse. A Poggibonsi ha votato, addirittura, più del 90% degli aventi diritto. Ora è chiaro che si è trattato di un plebiscito per la leadership di Romano Prodi. Ma è anche chiaro che se avessero votato anche gli italiani del Sud, del Nordovest e del Nordest, in eguale misura, non sarebbe stato più un plebiscito. Che significa? Significa che la proposta di un partito unico viene da un determinato territorio del nostro Paese che è lo stesso dal quale è scaturito il fascismo (all"inizio del regime la più alta percentuale di iscritti al partito fascista era in Toscana ed Emilia-Romagna). Significa che l"idea del partito unico è un"idea che sta nella visione politica di una determinata – minoritaria – popolazione del nostro Paese. A questa idea debbono uniformarsi tutti gli italiani? E non è vero che negli altri paesi avanzati ci sono solo due partiti: in Gran Bretagna ce ne sono almeno tre (Laburisti, Tory e Liberal-democratici), in Germania ce ne sono almeno 5 (Cdu-Csu, Spd, Verdi, Liberali, Comunisti), eccetera.

In Francia, alle ultime presidenziali, erano candidati al primo turno: Chirac, Le Pen, Jospin, Allenbach, Amanrich, Bayrou, Besancenot, Blanc, Bnachet, de Bourbon Caudie, Boure, Boutin, Cheminade, Chevènement, Dieudonné, Gluckstein, Hénocq, Hersent-Lechatreux, Hue, Idjouadiène, Jutier, Klech, Lacroze-Marty, Laguiller, Lalonde, larrouturou, Lepage, Madelin, Mamère, Matagne, Mégret, Mettling, Miguet, Piccolo, Parisot, Pasqua, Rabhi, Reichaman, Santi Josse, Taubira, Vienny, de Villiers, Waechter. Ognuno di queste persone fa capo o faceva capo ad un qualche rassemblement. Con buona pace degli aficionados dei partiti unici!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario