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Il caso Patroni Griffi

La legge e la realtà

I quattro perchè di una faccenda esemplare

di Davide Giacalone - 13 gennaio 2012

Il ministro Filippo Patroni Griffi non ha violato alcuna legge, né fatto alcunché di male. E’ evidente che lo “scandalo” lo ha messo in grave difficoltà. Sia istituzionale che umana. Credo sia un errore pensare di usare il caso per colpire lui, o, suo tramite, il governo del quale fa parte. Ed è un errore non per esagerazione, ma per sottovalutazione: si tratta di una faccenda esemplare, che deve indurci a cambiare andazzo, non ministro. Prima di procedere, però, una doverosa avvertenza: con il ministro non siamo amici, nel senso che non abbiamo consuetudine personale, ma abbiamo lavorato assieme. Ci diamo del “tu”, laddove uso normalmente il “lei”. Non significa nulla, ma è giusto il lettore lo sappia.

Quel che è capitato e va capitando è esemplare per quattro ragioni. 1. La legge è stata rispettata, il valore dell’intero immobile (non di un appartamento) è stato fissato a seguito di una sentenza. Ciò dimostra quanto le leggi e le sentenze possano essere distanti dalla realtà del mercato. Trovo interessante che molti trattino quella sentenza al pari di uno sproposito, magari redatto allo scopo di favorire un collega. Può anche darsi che lo sia, non saprei, so, però, che le sentenze non possono essere considerate, a secondo dei casi, verità rivelata o bestemmia (propendo per la via di mezzo: verità processuale, per sua natura fallace), e so che quando un magistrato ti querela finisci giudicato da un suo collega. E questo sì che è uno scandalo. 2. La differenza fra quanto la sentenza ha fissato e quel che il mercato considera normale, ovvero assai di più, è quel che, in una transazione fra privati, consente il pagamento in nero e l’evasione fiscale, normalmente praticata. In questo caso ha venduto l’Inps, quindi non c’è stato alcun pagamento occulto. Più che una consolazione mi pare un’aggravante. Di cui al quarto punto.

3. Il cittadino Patroni Griffi, al pari dei condomini e di tantissimi altri, è in pace con la legge e con la coscienza. Nessuno può rimproverargli nulla. Il ministro, però, ha scoperto quanto sia duro essere sottoposti all’ostile vigilanza di chi non esita ad attaccarti. Della sua sofferenza non dovrebbe parlare ai giornali, aggravando la propria situazione, ma ai colleghi, facendo loro notare quant’è anomala la condizione in cui si trovano: governano come fossero eletti dal popolo, quindi sottoposti al giudizio collettivo, ma sono solo tecnici o funzionari, inadatti allo scontro. Istruttivo. Per loro e per tutti. Negli Stati Uniti la campagna elettorale è durissima, servendo a testare anche la tenuta nervosa dei candidati. Il mestiere del governante richiede specializzazione e notevoli doti. Il fatto che lo si sia reso accessibile a tanti incapaci non significa che non comporti qualche spiacevole ricaduta. Ora, dopo tanti anni passati in stanze governative, Patroni Griffi lo sa e, se non altro, dovrebbe rallegrarsi per la conquistata consapevolezza.

4. Questo è il punto più collettivamente rilevante: un privato avrebbe venduto a quei prezzi solo se inseguito dagli strozzini, lo Stato lo ha fatto indirizzato da una sentenza, dal che si deduce che dismettere in questo modo il patrimonio immobiliare equivale a impoverire le casse pubbliche a far felici gli acquirenti. Il cittadino Patroni Griffi ne ha approfittato. Il ministro, però, farebbe cosa utile se mettesse la propria competenza e la propria pratica esperienza al servizio della cosa pubblica, lavorando affinché cose simili non si ripetano. Come? Conferendo il patrimonio pubblico alienabile in un fondo, valorizzandolo e usandone i proventi per abbattere il debito pubblico, quindi affidando a professionisti del settore, interessati a massimizzare il guadagno, la vendita effettiva e al dettaglio. Stia sicuro che la musica cambierebbe. Quindi, invece di vegliare la notte si desti di giorno e conduca il governo a far cosa buona e giusta. Resterà un cittadino in regola con la legge, ma diventerà un ministro utile all’Italia. Già che ci si trova, aggiunga un dettaglio: un magistrato che va a fare un altro mestiere non solo non deve prendere due stipendi, ma neanche deve tornare più in magistratura, giacché il giudicare gli altri è incompatibile sia con il governarli che con il condividere interessi di quale che sia natura.

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