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La contesa fra Tronchetti e Guido Rossi

La guerra fredda di Telecom

Rossi vorrebbe fare entrare le banche ma il braccio di ferro è sul dividendo

di Alessandro D'Amato - 09 marzo 2007

In Telecom è stato ufficialmente firmato un patto di non belligeranza. Ma è il dividendo che continua a far litigare Tronchetti e Rossi. Non quello 2006, che sarà proposto all’assemblea e ammonterà a 0,14 euro per le azioni ordinarie e 0,51 per le risparmio, ma quello futuro. Sul tema, il Professore ha spiegato al cda qual è la sua linea: finché Telecom dovrà destinare a dividendo il 90% dei profitti, non potrà anche effettuare quegli investimenti che rimangono decisivi per lo sviluppo della società. Ma una riduzione degli emolumenti non può essere vista con favore da Tronchetti. Negli anni, il flusso proveniente dall’ex monopolista dei telefoni aveva permesso al presidente di Pirelli di incassare circa 800 milioni di euro tramite Olimpia, che sono serviti a onorare gli interessi sul debito contratto per pagare il biglietto di ingresso in Telecom. La Bicocca non ha mai preso soldi dall’azienda, ma non li ha nemmeno messi, visto che nessun aumento di capitale è stato effettuato dal 2001 a oggi. Ecco perché l’imprenditore non può essere felice delle strategie che il presidente vuole porre in atto, specialmente dopo il triste finale della trattativa su Telefonica.

Intanto, il cda chiude il 2006 con ricavi per 31,27 miliardi (+4,5%) e un utile netto di 3,01 miliardi (-6,3%): un calo vistoso, ma in linea con la situazione problematica di tutte le tlc europee (quello di France Telecom è sceso del 28%); il debito è sceso a 37,3 miliardi. L"Ebitda del gruppo si è attestato a 12,85 miliardi di euro (+2,7%), l"Ebit (utile operativo) a 7,43 miliardi (-0,8%). Gli investimenti industriali nel 2006 sono stati pari a 5,11 miliardi, in calo rispetto al 2005 (5,17 miliardi). La nota sull’”unanime apprezzamento dell’operato del management” diffusa fa capire che è stata stipulata una “pace armata” tra Rossi e la proprietà. I componenti del cda hanno concordato sulla scelta di un piano light di alleanze e strategie, con target a 3 anni, mentre si continuerà a lavorare su ipotesi di natura commerciale a 360 gradi. L"assemblea dovrebbe inoltre approvare un"iniziativa di incentivazione e retention del top management mediante attribuzione gratuita di azioni. Al servizio del piano sarà richiesto il via libera ad acquistare sul mercato 25 milioni di azioni proprie. Per la cordata italiana che punta ad entrare in Olimpia, però, la strada comincia a farsi bloccata.

L’accordo che si sta delineando prevede una partecipazione ampia che va da Mediobanca a Capitalia, da Unicredit a Generali. E sarebbero in corso contatti per allargare la partecipazione ad altri investitori, come le Fondazioni e il fondo Clessidra. L’entrata, tra l’altro, non sarebbe malvista dagli ambienti governativi. Ma già ieri la Cassa di Roma ha fatto sapere, per bocca del suo presidente Emmanuele Emanuele, che non è interessata a entrare né in F2i che in Telecom, chiudendo quindi ogni spiraglio da questo punto di vista. E anche gli altri interpellati hanno espresso perplessità sul prezzo (2,8 euro), considerato troppo alto. Tutto fermo, quindi. Almeno per ora.

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