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L’oracolo Walter ha finalmente parlato

La grande e la piccola Italia

Veltroni ha riconosciuto l’importanza di tanti temi ripudiati dalla cultura di sinistra

di Elio Di Caprio - 28 giugno 2007

Ora che l"oracolo Veltroni ha parlato ne sappiamo di più della sua “vision”, ( ma a furia di vision si può diventare visionari). Nulla sappiamo invece della sua capacità leaderistica di far vivere le sue parole d"ordine e gli slogans modernizzanti nella coscienza e negli atti della sinistra moderata ora al governo, alle prese con la riforma del sistema pensionistico o con la TAV e i numerosi cantieri fermi in Italia. Grazie a Walter Veltroni e alla sua prolusione propiziatrice di rientro nei grandi giochi della politica abbiamo finalmente (ri)scoperto che l"Italia è una grande Nazione e che noi a pieno titolo sediamo alla pari con i grandi della terra. Di chi il merito? Anche degli ex comunisti che si sono battuti per la libertà ed hanno consentito all"Italia di diventare grande. Ma a proposito di libertà ancora non sappiamo dove fosse il “kennedyano” Walter Veltroni negli anni "80 quando i comunisti italiani furono tra i primi a dichiararsi contrari al dispiegamento in Italia a Comiso dei missili Cruise, schierati per riequilibrare il fronte di difesa dell"area libera euro-occidentale.

Certo non si può fare l"ennesimo processo al passato dei personaggi che contano nella nostra vita pubblica. Conta quello che dicono ora. Ma la riscoperta di temi prima considerati tabù, tipo la “grandezza” italiana, possono apparire ora espedienti retorici di comodo che servono ad allargare solo l"abbraccio ecumenico di Veltroni verso destra e verso sinistra. Già negli anni "60 il democristiano Antonio Segni per ottenere l"appoggio sotto banco dell"opposizione di destra (monarchico-missina) ufficialmente discriminata come impresentabile e reazionaria, aveva concluso il discorso parlamentare in cui chiedeva la fiducia al suo governo “monocolore”, cioè esclusivamente democristiano, con l"invocazione ad un"Italia “sempre più bella e più grande”. Bastò allora questo segnale retorico perchè la destra si accontentasse e appoggiasse dall"esterno uno dei tanti governi di allora.

Ora Veltroni, l"ex PCI, scopre e riconosce tanti temi prima ripudiati dalla cultura di sinistra per quasi mezzo secolo e riscopre non solo l"orgoglio nazionale, ma altri temi sensibili come la meritocrazia e l"esigenza fondamentale della sicurezza che vale per tutti indistintamente, tanto da arrivare alla lapalissiana conclusione che queste istanze e questi principii non sono né di destra, né di sinistra, servono solo a tener coesa e a far progredire una comunità. Ci manca solo che Veltroni riscopra anche il concetto di autorità e gerarchia come ulteriore collante... Ma è tutto un giocare retorico se si pensa che questa grande Italia è la stessa che si porta dietro uno dei debiti pubblici più alti del mondo ( di qualcuno è stata pure la responsabilità), non ha mai voluto fare i conti con il suo passato e con quello degli altri, tanto da dare spazio ad un"estrema sinistra che ora siede al governo con poteri condizionanti e interdittivi, caso unico i Europa . E" un"Italia che non esprime nulla di grande, inceppata come è in un sistema bipolare (di 23 partiti) che non rappresenta e non governa. E" un"Italia dove persino la politica estera nazionale subisce i ricatti ed i condizionamenti delle varie fazioni politiche. E" da questo che bisogna partire per uscirne ed è ragionevole dubitare che siano le buone intenzioni di Walter Veltroni a cambiare le cose.

Il vero miracolo è che la società italiana, e in questo è stata a suo modo veramente grande, sia andata avanti e vada avanti lo stesso, nonostante i ritardi e le inefficienze accumulate, nonostante il terrorismo e Tangentopoli, ed ora nonostante la (ri)scoperta dei costi della politica che sono il vero filo rosso di continuità tra la cosiddetta prima repubblica e la seconda. Ma fino a quando? Sarà pure importante il “tesoretto” da distribuire o assicurarsi che la timida crescita economica continui, ma ancora più importante è il cambiamento di cultura e di mentalità. In questo la sinistra è ancora indietro, al nord come al sud. Non riesce ad essere convincente per la maggioranza degli italiani e il vero merito, finora nascosto, di Veltroni è di aver capito che l"antiberlusconismo in sé non basta più, serve solo ad illudere e a deviare l"attenzione dai veri problemi da risolvere. Lo poteva dire senza “buonismi” e con qualche dose di retorica in meno. L"importante è che il messaggio arrivi. Purchè non sia troppo tardi.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario