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Il ruolo dei bravi banchieri in periodi di difficoltà

La giornata delle “grandi banche”

Quali indirizzi impartire nei confronti del nucleo forte del sistema bancario

di Angelo De Mattia - 26 gennaio 2010

Oggi si tiene in Banca d’Italia la riunione che un tempo veniva chiamata delle “ grandi banche”, alla quale Guido Carli (che la faceva svolgere nel salone dorato, intorno a un tavolo rotondo spessa pubblicato sui rotocalchi ) e, poi, i suoi successori diedero un particolare impulso, come importante occasione, da un lato, conoscitiva e, dall’altro e soprattutto, per impartire indirizzi e anche per una generale opera di moral suasion nei confronti del nucleo forte del sistema bancario. I rappresentanti dei principali istituti di credito – Intesa/S. Paolo, Unicredit, Montepaschi, Mediobanca, Ubi banca , Banco Popolare con l’associazione di categoria, l’Abi – si incontrano con il Governatore, i membri del Direttorio, alcuni Direttori centrali, altri dirigenti per fare il punto della situazione, sotto il profilo macroeconomico, dell’analisi dei conti aziendali, della patrimonializzazione, delle prospettive.

La riunione si svolge a pochi giorni di distanza del preannuncio dei provvedimenti del presidente Obama che prevedono regole particolarmente stringenti per le banche Usa. Ha fatto seguito un comunicato del Financial Stability Board ( Fsb) – di cui il Governatore Mario Draghi è presidente – che appoggia le decisioni americane, anche se mette in guardia contro i rischi di arbitraggi normativi e sottolinea, in ogni caso, la necessità che il processo per l’adozione di nuove regole tenga conto della specificità dei contesti economico-finanziari dei diversi Paesi. Insomma, non si possono prevedere meccaniche trasposizioni, anche se la drasticità dell’intervento di Obama deve fare riflettere, considerato che una larga fetta del sistema bancario sembra avere imboccato la strada del non far nulla per correggere le pratiche deteriori che hanno concorso alla crisi globale.

Questo argomento formerà verosimilmente oggetto di disamina nel corso della riunione, se non altro perché esso suona la sveglia dopo tante discussioni, recependo una parte del lavoro finora ben svolto dal Fsb. Quest’ultimo organismo, dal canto suo, è impegnato a definire la propria posizione sul delicato argomento del too big to fail nei prossimi mesi. In Italia, non sembra necessaria una regolamentazione che modifichi sostanzialmente la figura della banca universale. Ciò non comporta che si escludano a priori interventi normativi, pur nella permanenza di tale modello. Del resto, la prova offerta dal sistema, nel suo complesso, non è stata negativa.

Sia pure in chiave preventiva, occorrerà, però, innovare agendo sulle attività particolarmente rischiose, accrescendo il capitale e riducendo il debito. Ma anche intervenendo sul miglioramento della governance, sui trattamenti variabili dei manager – sui quali si attende di conoscere le decisioni che sono state adottate nelle singole aziende di credito, quanto meno per dati aggregati – sugli aspetti organizzativi, a proposito dei quali un documento della stessa Banca posto in consultazione pubblica indica quelle innovazioni e quei presidi che vanno introdotti anche al fine di prevenire un utilizzo inconsapevole ( da parte della banca interessata ) dell’istituto di credito ai fini di riciclaggio. Una materia che la Vigilanza fa rientrare nei suoi scopi di tutela della stabilità e di promozione della sana e prudente gestione.

Da lunghissimo tempo, la cura della normativa interna e delle procedure organizzative e informatiche con lo scopo di prevenire la “ cattura” dell’azienda di credito da parte di chi intenda lavare denaro sporco è considerata anche un importante investimento valido in sé, per l’immagine, per la reputazione, ma anche per i benefici ultrattivi dell’innovazione dell’organizzazione. Non è escluso che si parli, nell’incontro, delle linee di Basilea ter, delle modifiche da apportare al progetto ora allo studio, del periodo transitorio tra la vigenza delle attuali disposizioni e l’entrata in vigore delle nuove.

In questi ultimi mesi, le banche hanno partecipato alla definizione della moratoria dei debiti delle imprese, più di recente di quelli delle famiglie; alcune di esse hanno fatto ricorso all’emissione dei Tremonti bond; la maggior parte, tuttavia, ha rifiutato di procedere a tale emissione, alcune hanno optato per l’autofinanziamento. Si è avuta la sensazione – dopo un periodo turbolento dei rapporti con il Tesoro – che, anche a seguito della disponibilità di alcuni istituti a partecipare alla creazione del fondo di private equity , di cui peraltro si sa per ora ben poco , sia sopravvenuta una sorta di “ pax bancaria”, quanto solida essa possa essere è ancora tutto da vedere. La Banca d’Italia, in questo periodo, ha badato alla sostanza, operando con la leva delle istruzioni di vigilanza e con quella della ricerca economica per segnalare i problemi sia dell’economia reale, sia di quella finanziaria e proporre o disporre linee per il superamento.

L’ultimo Bollettino economico è particolarmente eloquente. Segnala l’accentuazione della decelerazione dei prestiti bancari, la continuazione del peggioramento della qualità del credito, la contenuta redditività, conseguenza di un risultato di gestione sostanzialmente stabile e di accresciute svalutazioni su crediti. Meno restrittiva è apparsa l’offerta di finanziamenti, mentre la raccolta è in lieve ripresa. Andrà ora verificato come il sistema si prepara alle assemblee di approvazione dei bilanci nel prossimo mese di aprile, come intende affrontare le strategie per il corrente anno, quali risposte, nel complesso, intende dare “ per facta concludentia “ alle non rare rimostranze della clientela per le commissioni, gli oneri accessori e, prima ancora, per l’ammissione ai finanziamenti. Resta ancora non soddisfacentemente accolto l’invito del Governatore a essere bravi banchieri anche in periodi di difficoltà. E’ tuttora aperta la questione del recupero di immagine, da parte del sistema, nei confronti dell’opinione pubblica.

Spesso si indulge in atteggiamenti difensivistici, ma si tarda ad apportare le necessarie modifiche nei comportamenti , con la conseguenza che il problema oggi presente – di offerta, ma anche di domanda del credito – finisce con l’essere solo della prima, facendo passare in secondo piano la domanda, che, invece, chiama in ballo la politica economica, le decisioni ( mancate del Governo ) che, invece, sarebbe necessario assumere, la grave situazione dell’impresa minore, prima ancora delle difficoltà di accesso al credito. Insomma ,si attende ancora uno scatto del sistema, sperando che non sia l’attesa di Godot.

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