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Studiamo il fenomeno al di là delle ideologie

La generazione del cambiamento

I giovani nati dall'85 al '95 saranno protagonisti del passaggio alla Terza Repubblica

di Antonio Gesualdi - 19 ottobre 2005

E' un vecchio dibattito, però, sfrondato dai battibecchi ideologici potrebbe anche essere interessante. I giovani, oggi, sono di destra o di sinistra? Roberto Cotroneo sull'Unità ci dice che sono di destra e Flavia Perina sul Secolo d'Italia critica i trinariciuti. Insomma la solita tiritera.

L'argomento, però, potrebbe anche essere interessante.

Cosa accade alle generazioni padri-figli dal punto di vista della visione della vita e quindi della scelta politica? E' chiaro che un'adolescente (avviene anche intorno ai 4 anni) deve crearsi una propria personalità e quindi lo fa rispetto alle persone fondamentali di riferimento che sono quasi sempre i genitori. Il rapporto padre-figlio quindi, ad un certo punto della vita, diventa problematico.

Per semplificare stabiliamo che una generazione significa gli anni che passano dalla nascita al momento in cui una persona entra nel mondo adulto: di solito si intende l'età media al matrimonio o per le donne al primo figlio. Si tratta del tempo che la cultura nella quale una persona vive stabilisce come giusto per completare l'apprendimento. Nel tempo e nel mondo questo periodo è molto vario. Da noi, dal dopoguerra ad oggi, si è allungato fino ad arrivare intorno ai 30 anni. Dunque diciamo che una persona è ritenuta arrivata all'età adulta, nell'ultimo mezzo secolo, se ha dai 20 ai 30 anni. E teniamo questo come tempo di una generazione.

Valutiamo il 1945 come anno di inizio della nostra analisi: anno di fine della guerra, di ripresa della natalità e soprattutto di crollo della mortalità generale, e teniamo questo anno come riferimento. I nati dal 1945 al 1955 sono quelli della prima generazione italiana nata dopo la guerra. Li caratterizza il fatto di non aver vissuto il fascismo. Questo li distingue fortemente dai loro genitori. Quando costoro compiono 20-30 anni siamo tra il 1965 e il 1975. Sono gli anni del movimento studentesco, della contestazione giovanile, dei collettivi e gruppi extraparlamentari e del crollo dell'associazionismo cattolico. Il 1976, soprattutto, è un anno di svolta nelle dinamiche strutturali della popolazione italiana (natalità, mortalità, numero figli, speranza di vita ecc.). E' un caso?

Che succede dopo? Succede che questi giovani contestatori diventano i padri di coloro che sono nati tra il 1965 e il 1975. Vent'anni dopo ci ritroviamo nel decennio di Tangentopoli. Finiscono i partiti dei nonni: la Dc di De Gasperi e il Pci di Togliatti e nascono altri contenitori politici: addirittura si dice che sia nata la Seconda Repubblica. La mentalità degli italiani è certamente cambiata. E' un caso?

Tra il 1985 e il 1995 sono nati coloro che avranno tra 20 e 30 anni dal 2005 al 2015. Sono gli italiani che diventano adulti in questi anni prossimi e che parteciperanno in pieno al dopo Berlusconi, qualunque esso sia: se non altro per l'età anagrafica di Berlusconi.

Se questa lettura - che in fondo poggia sulla stessa logica di quella di Cotroneo e Perina - è vera significa che nel prossimo decennio ci aspetta un forte mutamento generazionale, culturale e politico. Questo non significa che il ritmo degli italiani è stabilito da leggi superiori, ma soltanto che i passaggi generazionali, che tra l'altro si accavallano tra loro e io racconto in questo modo solo perché sono un sempliciotto, hanno una loro potenza intrinseca. Psichica e strutturale. Una potenza che deriva dalla struttura della popolazione di 58 milioni di persone.

Sia chiaro che, nel frattempo, i padri e le madri non muoiono, anzi, invecchiano sempre di più. E questo potrebbe significare - in una società mediamente sempre più vecchia come la nostra - che certi cambiamenti non saranno più soltanto prerogativa delle giovani generazioni? Un individuo, oggi come oggi, potrebbe diventare nel corso della sua vita protagonista non di un solo cambiamento generazionale, ma addirittura di tre.

Se d'ora in poi intendessimo questo per trinariciuto?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario