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E’ l’America che ha bisogno dei nostri laureati

La fuga dei cervelli che non c’è

I dati dimostrano che l’allarme è infondato. L’Europa supera gli Usa e l’Italia tiene il passo

di Antonio Gesualdi - 15 luglio 2005

Continua questa solfa della fuga di cervelli dall'Italia per gli Stati Uniti. Sconcertante. Se stiamo ai dati e non alle copertine dei giornali leggiamo che i paesi europei hanno superato gli Stati Uniti nella formazione di eccellenza. E se veniamo ancora più vicini, ad esempio, sappiamo che all'università di Udine sono aumentate del 6% le iscrizioni al primo anno di trentenni. Dagli anni Sessanta ad oggi, negli Usa, il livello culturale degli scolarizzati di alto livello è... diminuito. Non solo, ma secondo i dati della National Science Foundation i diplomati scientifici americani sono passati dai circa 200.000 all’anno a metà degli anni Ottanta ai circa 150.000 nel ’90-’91 e oggi dopo una consistente flessione siamo al livello del 1994, nonostante la popolazione sia in aumento, nel 2001 si sono contati 429.492 laureati (di cui 133.298 stranieri). In Europa il sorpasso sugli Usa avviene nel 1988 e nel 1992 si sono diplomati in materie scientifiche oltre 200.000 giovani. L'ultimo rapporto europeo (2003) sugli indicatori per la scienza e la tecnologia (Reist) dice che l'Ue produce ogni anno circa 500.000 laureati in scienze ed ingegneria. Dall'Ue verso gli Usa viaggiano ogni anno circa 85.000 laureati, il 70% dei quali non torna nel proprio paese d'origine. Dunque esportiamo il 10% dei laureati d'eccellenza europei e ce ne avanza un altro 20-30% che corrisponde anche alla differenza di popolazione; noi europei, infatti siamo circa un 30% in più degli statunitensi. In soldoni, rispetto alla popolazione totale, abbiamo uno 0,12% in Usa e 0,11% in Europa di tecnologicamente istruiti. Tutto si tiene. Gli Stati Uniti, secondo l'Ocse, sono il paese con la più alta percentuale (4,6) di studenti dei corsi obbligatori che, alla fine del percorso, dimostrano di aver bisogno di istruzione supplementare perchè mostrano carenze di base. E' vero che l'Italia è in ritardo sui paesi del centro e nord Europa (lo è sempre stata), ma per la scuola secondaria superiore l'Italia ha un vantaggio percentuale di frequenza, maschile e femminile, di oltre 7 punti percentuali sugli Stati Uniti.

Clicca qui per aprire la tabella sull’istruzione elaborata dall’Ocse

E un "cervello" dovrebbe emigrare negli Stati Uniti? Certo perchè quel Paese non è più in grado di sostenere la spesa collettiva per l'alta istruzione ed è costretto ad importare anche personale istruito con pretese limitate. Mettere un ricercatore italiano che vuol fare l'astronomo sulla copertina di un settimanale americano significa fare un'operazione di marketing. Significa anche invitare ad andare lì. Perchè gli Stati Uniti che sono andati per primi sulla luna oggi non riescono neppure a far partire una navetta spaziale? ... come se fosse la prima volta. Dunque gli statunitensi devono attirare altri cervelli perchè sono a corto.

Il fatto è che questi nostri giovani scienziati dicono di essere tanto felici di lavorare in un sistema così ben funzionante e meritocratico dove guadagnano tre volte tanto (ma spendono anche tre volte tanto) ma dicono anche "sarei disposta a tornare e guadagnare anche molto meno se in Italia si cambiasse registro". Insomma non ci crede più nessuno a questa manfrina dei cervelli che emigrano. Che poi in Italia continuiamo ad avere "sistemi antichi, dove il valore dei singoli viene in secondo piano, e tutto affoga nel mare delle convenzioni e delle convenienze" e che i docenti universitari procedano per cooptazioni è altrettanto vero. Basta leggersi l'ultima saggistica sfornata dalle università. Deprimente. Ma questo è un altro discorso e, caso mai, si combatte dall'interno. La domanda chiave, comunque resta: se il nostro sistema fa così schifo perchè mai quelli così bravi come gli americani hanno bisogno dei nostri laureati? E, comunque sia, quando esportiamo cervelli in sovrannumero non dovremmo essere anche più fieri di quando esportiamo scarpe che respirano o mutande Made in Italy?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario