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Public Policy

L'energia nel calderone della legge di fine anno?

La Finanziaria del Suv

Provvedimenti contraddittori e scollegati non risolvono i problemi energetici di fondo

di Elio Di Caprio - 07 novembre 2006

Tra un “suv” che entra ed uno che esce forse avrà finalmente una fine (o un fine?) la legge finanziaria attualmente in discussione al Parlamento... Delle tante riforme futuribili di cui si parla a proposito e a sproposito in questi giorni di passione finanziaria la più urgente e forse possibile dovrebbe proprio riguardare i tempi ed i modi di elaborazione e presentazione di quella che resta la legge per eccellenza – la finanziaria di fine anno - che dovrebbe consentire a noi tutti di capire e leggere a che punto siamo e cosa il governo di turno è in grado di fare per stabilizzare lo sviluppo (o evitare il declino).
E invece assistiamo alla solita corrida di pretese ed istanze, come se si trattasse sempre di una corsa delle varie categorie a non perdere l" ultimo treno che parte con la finanziaria in corso, in attesa poi di affilare le armi per l"appuntamento successivo di legislatura del prossimo anno. E tutto ricomincerà con altre pretese ed altre istanze.
Ma mai forse la confusione è stata tanta come quest"anno con un Prodi che si compiace delle proteste unanimi dei cittadini quale sintomo plateale che i nuovi provvedimenti legislativi fanno male a tutti e perciò a nessuno ed altri esponenti della medesima maggioranza di governo che promettono una sorta di risarcimento a venire per le categorie più sacrificate dalla Finanziaria quando e se lo sviluppo economico complessivo lo consentirà.
Intanto nella legge di fine anno entra a casaccio di tutto e di più, si regolano repentinamente le materie più svariate e marginali tanto da creare legittime perplessità in quei cittadini-elettori che si chiedono perchè il Parlamento appaia sempre in ritardo, perchè è sempre costretto ad attendere l"appuntamento della Finanziaria per legiferare con urgenza e all"ultimo momento su materie che invece richiederebbero una serie di misure attente, coerenti e coordinate.
Ci rendiamo perfettamente conto che il compito di comporre gli interessi è sempre più arduo in presenza di coalizioni di governo, come quella attuale, in cui convivono anime, giudizi e talvolta pregiudizi politici che più lontani tra loro non potrebbero essere. Lo spettacolo non è dei più esaltanti quando si preferisce all"elaborazione interna di una linea unitaria l"ostentata indicazione di soluzioni divergenti e contrastanti per i vari problemi, tanto per segnalare all"elettorato una diversità di principio che poi non può non arretrare di fronte alla realtà ed ai compromessi.
Con il bilancino delle ristrettezze economiche entrano ed escono in Finanziaria provvedimenti di varia portata e natura, ma certamente in questo modo diventano sempre più oscure le scale di priorità con emendamenti che vengono presentati, modificati o ritirati sui temi più svariati in un calderone che non comprende solo l"Irpef ed il cuneo fiscale.
Dopo tanto parlare e discutere sui nostri problemi energetici e sulla necessità di investire in nuove infrastrutture, per far fronte a consumi sempre più in crescita, ecco che vediamo cancellato - almeno per il momento - il fondo di Stato di 100 milioni di euro previsto per i nuovi rigassificatori di gas metano. Un emendamento della maggioranza propone di tassare anche un carburante pulito come il biodisel.
Ma allora i problemi energetici ed ambientali sono veramente importanti e bisogna subito correre ai ripari – il recente black out europeo cade proprio a proposito - o è la solita messa in scena propagandistica su un problema che non c"è?
Dopo un decennio di virtuose discussioni accademiche sulla necessità di liberalizzare tutto il possibile in campo energetico, i vecchi e nuovi neofiti del libero mercato si accorgono che per un Paese dipendente quasi totalmente da fonti estere in mano a pochi Stati produttori il libero mercato dell"energia esiste solo sulla carta, ma poi bisogna fare i conti con il potere contrattuale del più forte, dei monopolisti di sempre che fanno politica con l"energia, da Gazprom a Sonatrach.
Entra nelle pieghe della Finanziaria anche questo e, con l"occasione, si fa una precipitosa marcia indietro bipartisan sulla decisione di sottrarre all"Eni il controllo della nostra rete nazionale del gas già dal 2008, per non suscitare i prematuri appetiti dei monopolisti stranieri pronti a scalare o condizionare la rete da cui dipendono le nostre forniture.
Se i relativi emendamenti verranno approvati tutto verrà rimandato e se ne riparlerà al 2010. Ma quello dell"energia è un problema complesso che di tutto ha bisogno meno che di palliativi o di provvedimenti scollegati ed incoerenti, approvati a volo all"ultimo minuto. Verranno nuovi black out di elettricità e di gas e ricomincerà il balletto delle responsabilità.
Dovremo attendere la Finanziaria dell"anno prossimo per fare un altro piccolo passo avanti ( o indietro) lasciando però la situazione immutata così com"è, compresa la nefasta riforma del titolo V della Costituzione che immobilizza la costruzione di nuove infrastrutture energetiche?

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario