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Non si ripeta l’errore commesso con l’Ltcm

La Finanza è sul ciglio d’un vulcano

Il prezzo dell’oro e il valore degli investimenti in derivati destano giuste preoccupazioni

di Enrico Cisnetto - 05 dicembre 2005

Il record che ha raggiunto in questi giorni la quotazione dell’oro, bene rifugio per eccellenza, ci dice che la finanza globale è seduta sopra il ciglio di un vulcano. Grazie all’informatizzazione dei sistemi di investimento si è creata, nei primi anni ’80, una situazione in cui il mondo finanziario è diventato sempre più indipendente dalla politica e dalle banche centrali. Il “campo da gioco” del capitale non sono più state le grandi Borse, ma i cosiddetti “mercati virtuali”. Quelli in cui si sono sviluppati i derivati (cioè titoli il cui valore deriva dal prezzo di mercato di un titolo sottostante, strumento utile per la copertura del rischio d’impresa sui cambi e sulle materie prime). Qui investono il private equity, gli hedge funds e il venture capital: fondi di “grande rischio” partecipati da grandi investitori privati e istituzioni finanziarie. E nei derivati, sfruttando il cosiddetto “effetto-leva”, si punta una piccola cifra per ottenere un grande guadagno. Sempre che i prezzi si muovano nella direzione desiderata, altrimenti la perdita sarà altrettanto pesante.

Oggi la situazione è questa: il valore facciale di tutti questi strumenti di investimento si aggira intorno ai 280 mila miliardi di dollari, quasi nove volte il pil del mondo. E questo significa che la quantità di moneta auto-generatasi è molto più della ricchezza effettiva esistente derivata dalla produttività, cosa assai pericolosa per la stabilità del mondo intero. Un esempio? Il crack del 1998 del Long Term Capital Management, hedge fund che aveva impegnato i depositi degli investitori (4,75 miliardi di dollari) per l’acquisto di futures pari a 1250 miliardi di dollari. Per fortuna la Federal Reserve chiese e ottenne da 13 banche americane i capitali per ripianare il debito e salvare Ltcm.

Un episodio isolato? Oggi, in una delle maggiori Borse merci mondiali (il London Metal Exchange dove si scambiano i contratti sulle materie prime minerarie), un’altra operazione sui derivati sta facendo tremare il mondo. Il direttore del Centro di Regolazione delle scorte cinese, Liu Qibing, ha accumulato contratti di vendita di rame che non possedeva per 100 mila tonnellate, sperando in un crollo dei prezzi. Una manovra ribassista di dimensioni enormi, visto che le riserve mondiali non superano le 140.000 tonnellate. Il costo del rame, invece, è continuato a salire: il governo cinese è corso ai ripari, inaugurando una serie di vendite delle sue riserve, ma se i contratti venissero a scadenza, il buco sarebbe colossale. E intanto Liu Qibing è scomparso.

Come si vede, il sistema non trae giovamento dalle lezioni. Esistono ancora fondi con meccanismi di indebitamento e rischi molto elevati: se azzeccano gli investimenti, guadagnano loro. Se sbagliano, paghiamo tutti. Con una leva si può sollevare il mondo. Ma lo si può anche mandare in default.

Pubblicato sul Gazzettino del 4 dicembre 2005

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