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Le responsabilità di Ciampi secondo Giovanni Sartori

La favola dell’elezione diretta

Guai a schierarsi contro chi è stato indicato sulla scheda elettorale?

di Elio Di Caprio - 02 novembre 2009

Giovanni Sartori? Ma chi è ed era costui? Quali lumi può darci sulla situazione italiana un anziano professore di scienza politica che mai si è misurato con le cose concrete rispetto ai tanti “anchorman”, vecchi e nuovi, che ci aggiornano continuamente sull’oggetto misterioso del berlusconismo con o senza commistione di pubblico e privato? Quali lumi maggiori possiamo trarre dalle sue analisi?

Eppure l’autore del saggio sulla democrazia conosciuto in tutto il mondo e recentemente esegeta di quella che egli chiama la nuova “satrapia” al potere in Italia quanto meno riesce a demistificare fatti e concetti che passano per acquisiti o comunemente accettati. Ha fatto sì e fa errori di previsione o di analisi, ma chi non li farebbe quando sono tante le casistiche particolari che fanno del concetto di democrazia un esercizio teorico che deve poi fare i conti con troppe varianti spesso destinate a smentire ogni costruzione logica e ragionata?.

Basterebbe solo pensare a quanto la democrazia intesa come pratica quotidiana di cultura e regole possa essere profondamente modificata dall’influenza dei mass media- è un fenomeno che non succede solo in Italia- oppure alla figura dei capi carismatici, veri o presunti, che rappresentano o pretendono di rappresentare il popolo direttamente al di là di ogni mediazione, come sembra la pensino coloro che in Italia vogliono dare sostanza alla figura del berlusconismo.

E’ naturale che il professor Sartori si interessi in via specifica del caso italiano- lo fanno abbondantemente i giornali esteri, perché lui non dovrebbe?- e della nostra democrazia dopo 15 anni si transizione infinita, rendicontando per quello che è possibile le pratiche e le storture di un sistema in cui i politici subiscono l’influenza dei media ma molte volte sono pronti a sfruttarne l’immenso potere.

La propaganda, se ben orchestrata, può fare molto se non tutto. Basterebbe a tal proposito pensare alla deformazione propagandistica delle contestazioni sulla vittoria di misura della coalizione di Prodi su quella di Berlusconi nel 1998 : la favola dei brogli elettorali è servita al Cavaliere per restare ancora in campo quando in tutte le democrazie che noi esaltiamo il perdente si fa da parte sempre e comunque. Non dovremmo meravigliarci di altre favole.

Dice Sartori in un recente editoriale apparso sul Corriere della Sera che è falso che in base ad una presunta Costituzione materiale il nostro sistema è cambiato a tal punto che Silvio Berlusconi possa legittimamente rappresentarsi come insediato direttamente dalla volontà popolare solo perché sulla scheda elettorale è indicato il nome del Premier designato dai partiti perché il voto viene ancora dato ai partiti e attraverso i partiti al leader. Si potrebbe arrivare anche al sofisma di riconoscere ad esempio, come fanno lo stesso Sartori e Ivo Diamanti, che il PDL in sè – qui non c’entra l’antiberlusconismo perché il partito di maggioranza relativa avrebbe potuto essere un altro – è stato realmente votato da un terzo degli aventi diritto al voto. E’ indubbio, è sempre Sartori a dirlo, ma potrebbe dirlo il buon senso, che una parte degli elettori di destra ha votato contro la sinistra non necessariamente per Berlusconi.

Fatto sta che è improprio parlare di investitura popolare anche perché il Capo del Governo, secondo la Costituzione ( che si può ben modificare) agisce in una democrazia parlamentare dove non è prevista l’elezione di un capo per via elettorale.

A questo proposito finalmente Sartori ha il coraggio di chiamare in causa il Presidente Ciampi che ha consentito senza fiatare il colpo di mano dell’indicazione del leader sulle schede elettorali, creando così le premesse di un conflitto, per ora solo propagandistico, tra chi ha più diritto a rappresentare l’Italia di oggi. Risponderà Carlo Azeglio Ciampi a tale accusa o il suo profilo notarile gli avrebbe impedito comunque di intervenire in un campo così “pesante”?

E’ difficile giudicare i poteri del Capo dello Stato che sono variamente e talora discrezionalmente esercitati in una zona grigia non espressamente prevista dalla Costituzione stessa. Abbiamo già visto le polemiche sugli interventi dell’attuale Presidente della Repubblica nel caso Englaro o sul lodo Alfano.

Ma nella Prima Repubblica un Presidente come Francesco Cossiga qualcosa di più ha fatto, è intervenuto con messaggi alle Camere, ha detto la sua come rappresentante supremo della Nazione quando ha avvertito i cambiamenti cruciali che stavano determinandosi. Perché non Ciampi e prima ancora Oscar Luigi Scalfaro? Eppure di occasioni di intervento ce ne sono state per inviare un messaggio alle Camere o richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica con un messaggio alla Nazione.

Sartori rimprovera Ciampi di non essere intervenuto sulla votazione nominativa del Leader in scheda elettorale, ma, se vogliamo, lo stesso Ciampi poteva e doveva intervenire, accentuando il suo profilo di padrino dell’euro, quando tariffe e prezzi si sono discostati totalmente dal promesso rapporto di cambio euro-lira. Nessuno lo avrebbe contestato. Così come ci saremmo aspettati un intervento chiarificatore o ammonitore di Scalfaro quando durante il suo mandato fu permesso alla Lega di convocare un fantomatico parlamento della Padania. E’ chiedere troppo ad un Capo dello Stato che rappresenta l’unità della Nazione e garantisce la correttezza della lotta politica?

L’ultimo caso è la legge elettorale che ha prodotto un Parlamento di nominati come se fosse la cosa più naturale nella democrazia di questo secolo. Chi è mai intervenuto? Sono tante le incongruenze che hanno segnato gli ultimi 15 anni di incerto percorso da un sistema all’altro, non c’è solo il colpo finale della presunta elezione popolare del capo del Governo. Sono tali e tante da far pensare che il berlusconismo di cui si parla a proposito e a sproposito, più che un sistema originale di nuova convivenza politica sia e sia stato il prodotto delle debolezze altrui, di troppi attori politici che non sono stati all’altezza del proprio compito. Il professor Sartori quando se la prende con Ciampi ne ha indicato solo uno.

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