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Sei ore in Procura: l’inchiesta continua

La difesa di Fazio non convince

“Gli ispettori? Non avevano alcun dubbio”. E non una parola sulle intercettazioni

di Alessandro D'Amato - 13 ottobre 2005

Fazio sotto torchio non è cosa di tutti i giorni. Dopo un tira e molla durato due settimane, il Governatore alla fine si è presentato a rispondere alle domande dei magistrati munito di una memoria difensiva che poi il suo avvocato Franco Coppi ha reso pubblica. Fonti del Tribunale hanno fatto sapere che il colloquio non è stato trascritto a verbale, ma soltanto registrato. “Anche questo!”, viene da dire, dopo tutte le intercettazioni pubblicate in questi mesi…

Tra le righe della relazione emergono particolari interessanti sul modo del Governatore di concepire il suo ruolo di vigilante, e si sfatano molti miti che circolavano sul Fazio-pensiero. A pag. 2, ad esempio, viene smentito l’argomento principe con cui è stato raccontato finora il ruolo di Fazio: le riserve su Abn Amro “nulla hanno a che vedere con una mia pretesa aspirazione alla tutela dell’italianità del sistema (da cui deriverebbero inaccettabili discriminazioni basate sulla nazionalità dei richiedenti”. Qui Fazio smentisce tutto quanto è stato detto e scritto su di lui (anche quando veniva da fonte sicura) fin dal famoso patto dello Sciacchetrà del 14 gennaio 2005. Nell’occasione – un pranzo a Palazzo Chigi presenti Siniscalco, Letta, Fazio e, naturalmente, Berlusconi – tutti parlavano di un Governatore impegnato a parlare della difesa dei confini nazionali dall’assalto delle grandi banche europee. Evidentemente, le fonti si sbagliavano. Fazio non ha mai detto questo. Anzi, lui in quella riunione non c’era proprio. E se c’era, dormiva.

A pag. 2, poi, il Governatore parla dei problemi di coefficiente patrimoniale di BPI precedenti al lancio dell’Opa su Antonveneta. “Nessun richiamo alla mia attenzione viene fatto circa i risultati di precedenti ispezioni, avvenute nel 2001 o in anni successivi, e, comunque, essi sono evidentemente assorbiti nella valutazione positiva del 28 aprile”. Insomma, le autorità di vigilanza non debbono avere necessariamente una memoria storica: se anche Fiorani ha avuto ratios patrimoniali insufficienti (e ha dichiarato il falso in ben due occasioni agli ispettori di Bankitalia), non importa. Chi ha avuto, ha avuto. Chi ha dato, ha dato. Subito dopo l’uomo venuto da Alvito dice che il piano industriale di Abn è stata una cosa “di cui ho dovuto tener conto, nel momento in cui ho deciso sulla richiesta di autorizzazione all’Opa presentata da Bpl”. Secondo lui, i 27,5 euro ad azione di cui 4,30 in contanti e il resto in azioni (tra cui quelle della controllata Reti Bancarie) di Fiorani sono di più dei 26,5 euro in contanti degli olandesi.

Il resto della relazione si concentra su Clemente e Castaldi, i due ispettori di Bankitalia, che, dice Fazio, non hanno mai parlato di problemi con i ratios di Bpi: “i due hanno accertato la sussistenza dei requisiti patrimoniali, non già in chiave prospettica, ma sulla base di operazioni già documentate da parte di BpL, nel momento in cui le note sono state redatte”. I due ispettori, che hanno dichiarato sotto giuramento di aver presentato molte riserve a Fazio sui conti di Fiorani, secondo Bankitalia invece non hanno detto nulla di tutto questo. E allora perché in un’intercettazione rimasta famosa Frasca dice che il governatore vuole “dissentire, non le sto a dire come” dai risultati degli ispettori? Perché Bankitalia ha chiesto il parere di tre consulenti esterni, se dalla relazione non emergeva nulla contro l’autorizzazione? Fazio definisce i dubbi di Clemente e Castaldi “meramente ipotetici”. Era solo un’ipotesi degli ispettori che nei conti di Lodi si creasse un buco di 2 miliardi. Cosa manca in questa relazione che solleva più interrogativi di quanti ne risolva? La parola “intercettazioni”: non viene mai fatta. Tutto preso dal suo ruolo istituzionale, Fazio non dice nulla sulla poco istituzionale telefonata fatta a Fiorani in cui gli annunciava la sua firma. E dell’altra in cui gli diceva: “Adesso dobbiamo andare avanti, non bisogna sbagliare nessuna mossa…”. Dobbiamo chi?

L’abuso d’ufficio è un reato difficile da dimostrare. Non è detto che Antonio Fazio venga rinviato a giudizio, non è detto nemmeno che venga condannato. Dalla sua ha la sentenza del Tar e tutta una serie di mosse che ha fatto appena in tempo per salvare le apparenze. Tra l’altro, in Procura tira una brutta aria: il fatto che la notizia dell’avviso di garanzia a Fazio, che girava per le redazioni di tutti i giornali dalla fine di luglio, sia stata resa ufficiale solo a ottobre ne può essere considerata la spia. E quanto scritto da alcuni giornali su una presunta “non identità di vedute” tra il procuratore capo e i pm non fa ben sperare sulla conclusione di un’inchiesta dura da gestire.
Secondo Luigi Grillo, capo ultras del Partito Fazista Italiano, “la memoria difensiva del Governatore può essere considerata un’opportuna operazione verità”. Sarà sicuramente così. Però sembra che l’operazione verità sia piuttosto arrivata nel momento in cui sono stati pubblicati i contenuti delle intercettazione, quando chi parlava – proprio perché non sapeva di essere intercettato – diceva quello che realmente pensava. I reati non c’entrano nulla. Arrivati a questo punto, le dimissioni di Fazio sarebbero il giusto omaggio a quell’istituzione il cui onore il Governatore dice di voler preservare.

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