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Concentrazione e semplificazione non bastano

La democrazia ha bisogno di veri partiti

Noi abbiamo entità politiche deboli e non democratiche, non aperte e non contendibili

di Davide Giacalone - 18 febbraio 2008

A destra come a sinistra si va verso la concentrazione e la semplificazione, senza per questo inseguire il mito improbabile del bipartitismo. E’ un processo positivo, ma, senza volere apparire incontentabile, manca ancora di democrazia. I protagonisti sono autonominati, incarnano la sopravvivenza dell’anomala stagione dei partiti ereditari, personali o proprietari. Si dovrà andare avanti, uscirne, se non si vuole una politica di e per marziani. Per questo, al di là delle imitazioni mal riuscite e paradossali, osservo che le primarie funzionano, dove sono vere. E dimostrano quanto un sistema presidenziale possa essere più pluralista ed aperto alla competizione di quanto non lo siano le democrazie parlamentari in cui i partiti hanno perso forma e funzione originaria. Le primarie statunitensi, attualmente in corso, non escludono le candidature degli indipendenti, o espressione di nuove formazioni, e consentono ai due partiti strutturati di scegliere leaders che siano, a seconda dei casi e del tempo, figli della tradizione interna, dei valori consolidati e condivisi, o capaci di incursioni nel campo avversario, con temi e proposte che dalla tradizione si discostano. In questo modo quel bipartitismo non è chiuso, ma sempre mobile ed in evoluzione, senza che gli statunitensi votino le stesse cose e persone ogni quattro anni. I partiti sono compositi, hanno correnti interne, gruppi organizzati che fanno pesare il potere delle lobbies e quello dei soldi, ma se contano in una possibile vittoria scelgono il candidato che sappia parlare anche a cuori ed interessi esterni, se, invece, sentono che è ancora il momento della sconfitta la affrontano consolidando la propria identità. Per questo i partiti che si radicalizzano sono quelli che perdono. Infine, l’aspetto più importante: non esistono partiti di centro, ma l’elettorato “centrista” è determinante, perché mobile, e deve essere convinto, non arruolato. Succede anche dove le primarie non si fanno, come in Inghilterra, perché succede ovunque le democrazie funzionano grazie a due pre-condizioni: avere partiti forti e dotati di democrazia interna.

Noi siamo il caso opposto, con partiti deboli e non democratici, quindi non aperti e non contendibili. Un passo alla volta, certo. Ma è bene ricordare qual è la giusta direzione.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di lunedì 18 febbraio

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario