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L’industriale-killer: l’altra faccia della medaglia

La deformazione ideologia non ha limiti

La sicurezza richiede collaborazione tra Stato, lavoratori e imprenditori

di Davide Giacalone - 05 marzo 2008

La deformazione ideologica non si ferma neanche davanti a morti tanto tragiche quanto eloquenti. Il decreto legislativo, che il governo vara, non solo non salverà la vita a nessun lavoratore, ma renderà peggiore la vita delle imprese e dei lavoratori stessi. L’idea che siano trecento articoli di prescrizioni ed obblighi, di sanzioni e pene, a dovere garantire la sicurezza stride con la dinamica dell’incidente di Molfetta. L’idea che la sicurezza sia una tema ove si contrappongano gli interessi dei lavoratori a quelli dell’impresa fa a cazzotti con quei cinque morti, fra i quali il titolare dell’impresa, che prima chiama i pompieri e poi si getta nello sfortunato tentativo di salvataggio.

In quei trecento articoli ci sono vincoli giusti ed opportuni, come anche prescrizioni inutili e difficili da rispettarsi. Al solito: nessuno potrà essere mai del tutto in regola, in una gara d’ispettori fra chi la spara più grossa e chi la chiede più cara, talché, alla fine, le cose utili faranno la fine delle inutili. E’ c’è, in quel testo, l’aggravante di lesione od omicidio colposo per ogni incidente sul lavoro, facendo degli imprenditori dei potenziali assassini, salvo che non dimostrino d’avere rispettato alla lettera norme che alla lettera non sono rispettabili. S’inaspriscono norme e sanzioni, come se da noi ci fossero più morti che altrove, ed invece ce ne sono meno della media europea. Damiano dice che sarà più di quanto prevede la 626. Quindi sarà più di quanto già oggi non funziona. Meraviglioso.

Si citano casi come quelli della Thyssen per chiedere che si dia giustizia alle vittime. Se la giustizia funzionasse i responsabili si ritroverebbero presto in galera e le vittime risarcite per il possibile. Ma non è che se non si fa il processo in dieci anni questo vale a giustificare che negli altri ambienti di lavoro si obbligano tutti ad adempimenti inutili e li si sottopone a controlli insufficienti e vessatori. Così ci si limita a duplicare le disfunzioni statali.

La sicurezza è una cosa seria che richiede educazione e collaborazione, coinvolgendo lo Stato, i lavoratori e gli imprenditori. Certo, punendo chi viola la norma, ma senza far credere che più la legge è barocca e più la classe operaia si salva, perché questa è una bugia che ingrassa solo la burocrazia. Pubblicato su Libero di mercoledì 5 marzo

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