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Un programma politico ispirato al nulla

La debolezza del governo italiano

Ci sarà il “dopo”, ma non il successore di Berlusconi…

di Davide Giacalone - 16 giugno 2009

Per realizzare un golpe occorre un’idea grandiosa, per quanto pulp. Quel che vedo circolare, nelle esangui vene della politica, è miseria anemica. Le trame ed i complotti sono sempre in corso, perché al tavolo della politica, quindi del potere, si gioca sia sopra che sotto. C’è un’Italia che detesta essere governata, e ci sono interessi che hanno digerito il banchetto del golpe precedente, quello giudiziario, e tornano a sentire appetito: Telecom è andata, spolpata e massacrata, ma ci sono ancora i cantieri e l’energia. Non è questo, però, che agita la politica.

Nei tavoli attorno al Parlamento si distribuiscono scenari e patacche di sugo, in chiacchiere stracche ed inutili, che i “bene informati”, i pettegoli trasversali, arricchiscono con il racconto di colpi giudiziari in arrivo, di scosse imminenti. La sinistra abbocca subito, realizzando l’ennesimo autogolpe. Il presidente del consiglio non si tira indietro, soffia sulle suggestioni, perché l’ipotesi più pericolosa è doversela vedere con la normalità. Eccolo, il programma politico che ci governa da tanti anni: l’assedio, da una parte, il possibile ribaltone antiberlusconiano, dall’altra. Il nulla, insomma.

Veniamo da settimane di presunti scandali, concepiti secondo la morale che De Andrè affibbiava alla zitella vergine, “mai stata moglie, senza più voglie”. Si sono chiuse con la vittoria elettorale della maggioranza. In qualsiasi democrazia normale, basta ed avanza per suggerire all’opposizione la necessità di cambiare musica. Oggi, prima di rotolare dal limoncello finale alla macchina con autista (che rompe le scatole a tutti i passanti), dovrebbero chiarire: dicono che sia in arrivo, contro Berlusconi, una sventola scandalistica, noi non ne sappiamo nulla, ma se arriva non c’interessa, per noi è innocente, noi vogliamo batterlo parlando di politica.

Il governo è debole, ha il fiato corto, gioca in difensiva pur avendo una vasta maggioranza parlamentare. Dopo un anno si sentono già vecchi, parlano esplicitamente di “rilancio” e “cento giorni” (sono già passati, ragazzi!). S’è anche aperta la gara ad una successione che non ci sarà mai. Ci sarà il “dopo”, ma non il successore di Berlusconi. Ci sarebbe spazio per la politica, ma taluni la confondono con il trafficare, altri con il fantasticare post prandiale.

Pubblicato da Libero di martedì 16 giugno 2009

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario