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La candidatura di Giuseppe Ciarrapico

La corsa allo scranno dà alla testa

Dov’è finita la responsabilità politica?

di Davide Giacalone - 11 marzo 2008

Ma sì, certo, Ciarrapico non è mica un pericolo per la democrazia. Ed è vero pure che ha trattato il lodo Mondadori favorendo gli interessi di Caracciolo e Scalfari. Così come è vero che è sempre stato un nemico delle leggi razziali ed un amico d’Israele. Ed è anche vero che quando se ne andava in giro dicendo che certi uomini della sinistra hanno “menti eccezionali” nessuno si scandalizzava. Ma, francamente, non vedo come tutto questo possa diminuire l’obbrobrio di candidare un fascista nelle liste di un partito che s’appresta a governare.

Ciarrapico è sempre stato avversario della svolta di Fiuggi, con cui Fini ed il gruppo dirigente d’allora vollero chiudere con il passato e trasformarsi da nostalgici in protagonisti della democrazia. Da allora in poi si poteva e si può consentire o dissentire dalle cose che dicono, ma non si può rimproverare loro di essere i continuatori di una tradizione antidemocratica. Ciarrapico, appunto, stava dall’altra parte. Lui appartiene alla versione andreottiana (di cui fu, non a caso, fedele) del rapporto con i missini: voti e favori scambiati sottobanco, senza per questo immaginare la costruzione di una destra di governo. Fini ebbe il merito di non tentennare nel perdere questi camerati di strada. Ora se li ritrova al fianco.

C’è, poi, la versione che s’ammanta di un machiavellismo per poveri di spirito: candidando Ciarrapico si toglie acqua al mulino di Storace e Santanchè. A me pare che succeda l’esatto contrario: se è accettabile un senatore che saluta a braccio teso, perché mai non dovrebbe esserlo votare per una destra orgogliosa dei propri estremismi?

Ma Ciarrapico ha altri meriti, si penserà. Quali, di grazia? L’essere un signore condannato per attività non commendevoli? L’essere editore grazie a finanziamenti statali? L’avere un’età che suggerirebbe il concludersi e non l’aprirsi di una carriera? L’essere coerente, questo sì, è un suo merito. Ma lo è in un’idea che meriterebbe di appartenere al passato da condannarsi, non al futuro da promettersi.

Da queste pagine, molte volte e con giusta insistenza, abbiamo sostenuto che la sinistra non sarà mai capace d’essere credibile e di governo se non saprà fare i conti con il proprio passato, anche recente. Abbiamo ripetuto che i comunisti esistono, visto anche che si chiamano e definiscono tali, e che noi non faremo mai alcuno sconto, rinfacciando loro quel che sostennero e sostengono, anche in appoggio a dittature esistenti.

Con la medesima determinazione, però, faccio presente che consentire la gara per uno scranno senatoriale ad un signore che sostiene la superiorità della dittatura sulla democrazia, che la prima è per i grandi uomini e la seconda per i piccoli, è qualche cosa di più di una bruttura estetica. E’ responsabilità politica.

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