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Public Policy

Le scelte di vertice per le candidature europee

La classe digerente

Abbiamo già digerito il Parlamento dei nominati, cosa vogliamo di più?

di Elio Di Caprio - 29 aprile 2009

Forse solo adesso che Veronica Lario, la consorte del premier, ha per l’ennesima volta dato una dimensione familiare alle polemiche sulla libertà assoluta di Berlusconi ( assoluta nel senso che nessun alleato può fermarlo nelle sue decisioni finali) di candidare chi vuole alle prossime elezioni europee, dalle veline in carriera agli ex calciatori, l’Italia del “tengo famiglia” riesce se non a svegliarsi a rendersi conto di come viene selezionata la classe dirigente, ora quella politica di rango più elevato destinata a rappresentarci tutti al cospetto dell’Europa.

Dopo aver accettato un Parlamento nazionale di nominati dalle segreterie di partito è ben difficile ora prendere le distanze e cambiare registro per le candidature alle europee con la consolazione che in queste elezioni le preferenze almeno ci sono ( non è detto che siano preferite le veline ai politici di lungo corso) e poi i poteri effettivi del Parlamento europeo sono ben inferiori a quello che si vuol fare apparire.

Se non riusciamo nemmeno a valutare l’efficienza della pratica parlamentare in Camera e Senato al punto che il Presidente Fini ha dovuto ricorrere ad un provvedimento restrittivo, neanche accettato da tutti, contro i parlamentari “pianisti” che votano per conto dei colleghi assenti, quale mai controllo democratico siamo riusciti o riusciremo mai ad impiegare sui nostri eletti a Strasburgo che segnano crescenti record di assenteismo nelle Assemblee europee? Siamo noi stessi che rendiamo l’Europa ancora più lontana di quello che è.

Abbiamo digerito già di tutto, le elezioni europee come vetrina e recupero di politici trombati nelle elezioni nazionali o come simbolico rifugio di star giornalistico-televisive presuntamene perseguitate, da Lilli Gruber e Michele Santoro, che si sono puntualmente dimessi da parlamentari europei per tornare sulla scena nazionale con la soddisfazione di aver dimostrato un seguito mediatico facilmente riscontrabile dai voti a valanga ottenuti dal vendicativo elettorato italiano.

Digeriremo anche Emanuele Filiberto candidato alle europee nell’UDC, se non altro già classe dirigente per nascita e censo, digeriremo Clemente Mastella candidato finalmente ricompensato per aver fatto cadere il governo Prodi, digeriremo veline e starlette scelte in prima persona dal Cavaliere. Per un pelo non ci è stato riproposto Cirino Pomicino nelle file del PDL. Si attende ancora una sua querela per diffamazione per quanto riportato ( e ricordato) dai giornali italiani, in occasione della morte violenta dell’amico “re del grano” Francesco Ambrosio, sulle incredibili cifre delle malversazioni compiute dall’ex Ministro democristiano della Prima Repubblica.

Del resto alla politica spettacolo ci siamo abituati da tempo e lo stesso Walter Veltroni all’inseguimento tardivo della formula vincente del berlusconismo ha riempito le sue liste nelle ultime elezioni nazionali con nomi “nuovi” di effetto senza per questo colpire più di tanto le grigie nomenclature di partito. Il risultato è che ora il PD, il “principale partito dell’opposizione”, appare più vecchio ed impacciato di prima. Sono pur sempre i soliti funzionari di partito a dover salvare il salvabile, le facce nuove e giovani non riescono ad emergere e comunque non sono riuscite a ribaltare la sensazione comune di impotenza dovuta ad una classe dirigente superata che non sa adattarsi ai tempi cambiati né con l’immagine né con i temi triti e ritriti della solita propaganda.

Meglio ricorrere alle facce nuove delle veline già collaudate dal consenso di massa? Non è più tempo di carriere all’interno dei vecchi partiti, come accadeva ai tempi della prima Repubblica, con un faticoso processo di cooptazione nell’ambito dei clan vincenti all’interno dei partiti, conta più l’immagine e la grazia ricevuta dal capo. I graziati possono essere le veline, i calciatori, gli ex pretendenti al trono, o coloro che semplicemente si sono riciclati in tempo, come Clemente Mastella e persino Ciriaco De Mita.

C’è posto per tutti, anche per ex magistrati ed intellettuali che decidono di fare politica alla corte di Di Pietro. Si può cominciare dal parlamento Europeo che è rispetto a quello italiano una ribalta di second’ordine per il provincialismo italiano. Nessun deputato euro sarà mai invitato ai tanti talk show che contano per essere sempre presenti sulla scena mediatica, l’importante è sistemare nel posto giusto una nomenclatura nascosta che non dà troppo fastidio, tanto meglio se gli eletti di facciata riescano poi a portare nuovi consensi prima di dimettersi per tornare a giocare nel cortile di casa.

Meravigliarsi di come viene scelta la classe dirigente? Siamo noi, e da tempo, la vera “classe digerente” che ha bisogno della sveglia della signora Lario in Berlusconi per accorgersi di come siano stati stravolti nel giro di pochi anni i principali criteri di accesso ai piani alti della politica. Dopo il Parlamento di nominati, cosa ci si poteva aspettare? Le primarie per le elezioni europee?

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