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Analisi demografica del “Celeste impero”

La Cina sta invecchiando velocemente

E la “mascolinizzazione” della società causerà gravi problemi

di Antonio Gesualdi - 26 maggio 2005

La Cina è uno dei Paesi del mondo che ha già, abbondantemente, superato il miliardo di abitanti.

Negli anni settanta grazie ai matrimoni ritardati, alla riduzione dei discendenti e all'aumento dell'attesa tra un figlio e l'altro i cinesi riuscirono a contenere, in modo formidabile, le nascite. Si passò da 5 a 2,5 figli per donna e la natalità fu ridotta di 16 punti: da 34 a 18 per 1.000. Nonostante questo nel 1982, al terzo censimento, la Cina raggiunge e sorpassa il miliardo di abitanti. Misure drastiche sono state introdotte in modo autoritario per la pianificazione familiare: la legge sul matrimonio del 1980 fissa a 20 anni per le donne e 22 per i maschi l'età minima per potersi sposare. Le politiche di controllo delle nascite, poi, hanno fatto il resto e così tra il 1990 e il 2000 le giovani tra i 20 e 24 anni, suscettibili di convolare a nozze, sono diminuite di circa un quarto passando da 61 a 47 milioni. Mentre per i maschi dai 22 ai 26 anni la riduzione è stata del 15% passata da 62 a 53 milioni. Nel 2000, in Cina, si è stimato un deficit di giovani donne dell'ordine del 12%. E in effetti è tra il gruppo di donne tra i 25 e i 29 anni, e quelle che hanno superato la trentina, che nascono la maggior parte dei bambini.

Movimenti di popolazione e movimenti migratori fanno della Cina non solo un grande Paese difficile da comprendere, ma anche una grande Paese in movimento. Dal 1964 ad oggi i cinesi sono più che raddoppiati, ma la popolazione di Shanghai, ad esempio, in trent'anni è aumentata "solo" del 55% mentre la regione musulmana autonoma di Ningxia è cresciuta del 166%. Negli anni novanta la popolazione di grandi circoscrizioni come Heilongjiang è cresciuta del 4% ma quella di Guangdong del 37%.

La disparità di nascite e di crescita divide, praticamente, la Cina in due blocchi; Nord-Est e Sud-Ovest. Secondo quanto ricostruisce Michel Cartier, l'indice sintetico di fecondità è 1,9 figlio per donna all'interno di un gruppo di province che corrisponde a circa il 21% della popolazione (Pechino, Shanghai, Tianjin, Manciuria, Jiangsu e Zhejiang). Segue un altro gruppo di province più interne al Paese dove vive il 34% dei cinesi (Hebei, Mongolia, Shanxi, Shaanxi, Shandong, Sichuan, Hubei) con una fecondità intorno al tasso di rimpiazzo. Il resto, con il 38% di popolazione ha un indice di fecondità superiore a 2,1 e quindi le province con 3 e più figli per donna nel Sud-Ovest con solo il 6% di popolazione (Guangxi, Hainan, Ningxia, Xinjiang e Tibet).

Secondo i dati del quinto censimento la Cina conta 1 miliardo e 265 milioni di abitanti (nel 2005 si è festeggiato il miliardo e 300esimo milione) e nel 2030 potrebbe toccare il miliardo e mezzo. Ma oggi in Cina ci sono 106,7 uomini ogni 100 femmine e si registrano rapporti di mascolinità alla nascita medi di 117 con punte fino a 135!

Un demografo del governo, Li Weixiong, sostiene che nel 2020 almeno 40 milioni di maschi non potranno trovare moglie. E intanto aumentano le coppie con un alto scarto di età tra i partners. Secondo diversi sociologi cinesi una civiltà con un’altissima presenza di maschi genera in modo inevitabile un aumento della criminalità. Il maschio cinese tenderebbe ad aggregarsi ad altri nella sua stessa situazione, creando una sorta di “branco” e sfogando la sua repressione con atteggiamenti criminali ed anti-sociali. Già ora le statistiche mostrano una grande criminalità fra i giovani: nel 2000, su 220 mila sentenze dei tribunali cinesi, il 35% riguardava giovani sotto i 26 anni, condannati per avere esercitato violenze gratuite. Per evitare questa situazione, il demografo Li Yongping, professore all’università di Pechino, ha dato vita a un movimento diffuso sia nelle città che nelle campagne. Tale movimento chiede di abolire il programma sul controllo delle nascite, in vigore da 23 anni, e chiede una legge che vieti l'identificazione del sesso dei feti durante la gravidanza e quindi l'aborto selettivo, oggi molto praticato. Ma le autorità provinciali, nel frattempo, hanno anche messo in pratica sistemi coercitivi per contenere le nascite: dai vantaggi materiali ai genitori di figli unici alla sterilizzazione delle madri, dall'aborto "raccomandato" alle ammende e difficoltà sul lavoro per i trasgressori.

Dunque la Cina che abbiamo davanti, si può dire, è una paese mascolinizzato, di circa un 1 miliardo e mezzo di persone e che nel 2030 avrà 235 milioni di ultra 65enni (oggi ne ha 88!). La politica del figlio (maschio) unico degli ultimi decenni ha destrutturato la piramide sociale e molti esperti, anche cinesi, hanno richiamato il pericolo di una società mascolinizzata e in velocissimo invecchiamento. Nonostante questo il modello di "famiglia complessa" (23% del totale) - quella dove convivono più generazioni e non solo genitori e figli - sembra tenere e dimostrerebbe anche una frattura geografica con una doppia opposizione Nord-Sud, interna ed esterna. Naturalmente la nuclearizzazione delle famiglie è più alta nelle regioni del Nord e dell'Est; ovvero in quelle economicamente più dinamiche.

Dal 1982, quando lavoravano 453 milioni di cinesi, si è passati al 2000 con una forza lavoro di 705 milioni: un ritmo di crescita due volte superiore al ritmo di crescita demografica. Il ritmo di entrata al lavoro di coloro che sono nati durante i baby-boom rallenterà a partire dal 2010 e poi tutti gli effetti delle pianificazioni familiari cominceranno ad esplicarsi. Ma fino al 2020 in Cina arriveranno al lavoro oltre 850 milioni di persone!

Contrariamente ai luoghi comuni che dibattiamo nel quotidiano la Cina dimostra di avere problemi strutturali di popolazione molti gravi e che continueranno ad influenzare le evoluzioni socio-economiche generali: un invecchiamento repentino (in 30 anni la popolazione invecchierà come nei Paesi europei è successo in un secolo e mezzo), la possibilità di epidemie estese, una forte necessità di posti di lavoro mentre diminuisce l'impiego nell'agricoltura, questioni di inquinamento e di addensamento. Inoltre la tenuta della famiglia complessa lascia prevedere un'altrettanto forte tenuta del regime valoriale e politico di tipo comunista.

Ultima, ma non meno importante, la considerazione che la Cina è un Paese retto da un regime autoritario che fornisce dati non controllabili e trasparenti. I demografi fanno stime così come gli economisti, ma fanno stime su dati che potrebbero essere fuorvianti. E' successo così anche quando si pensava che l'Unione sovietica fosse la seconda potenza economica mondiale. Subito dopo la caduta del muro tutto si accorsero che i dati erano truccati; si trattava di dati di regime.

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