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Il libro di Lopez e l'editoria italiana

La casta dei giornali

L'informazione è privata del mercato e della libertà, secondo l'autore

di Alessandro D'Amato - 17 ottobre 2007

Senz"altro questo è periodo di Caste, sia che queste occupino cupamente gli incubi dell"Uomo Comune sia che vengano narrate in una serie più o meno lunga di libri editi o in uscita nelle librerie. Uno di questi, in particolare, racconta nel dettaglio quello che è uno degli scenari più problematici di questo paese, spesso non raccontato perchè riguarda proprio chi dovrebbe occuparsi di custodire i custodi. Si tratta de "La Casta dei giornali" di Beppe Lopez (stampa alternativa, Rai Eri), e racconta a 360° l"editoria italiana, soffermandosi soprattutto sugli anni recenti, quelli d.r. (dopo Repubblica).

A partire da una considerazione filosofica, Lopez inizia a sviscerare lo status dell"editoria italiana e le meccaniche che la sorreggono. La considerazione è che i giornali riportino l"opinione del pubblico: abbracciata da Scalfari - tra gli altri - , viene presa a pretesto per chiedere in virtù di quale regola si foraggino giornali che - vista anche la crisi del settore - sono sempre meno rappresentativi dei molti e sempre più dei pochi. Anche perchè la cifra che lo stato spende per supportare i giornali si aggira attorno ai mille milioni di euro (come stima l"autore considerando contributi e sconti di qualunque tipo). Ben più dei 60 milioni di finanziamento ai "giornali di partito" denunciati nel più famoso "La Casta" versione Rizzo-Stella. E questo perchè ormai non si parla più di "giornali di partito" ma della nascita di vere e proprie coop per attirare i contributi emanati da quello Stato che magari poi, nello stesso giornale, viene tacciato di far parte dei malvagi che affamano questo paese. E invece, a ben vedere, da quella castacattiva dipendono: ne è esempio il caso di un piccolo giornale del "movimento Pensionati Uomini Vivi", la cui casa editrice ha sponsorizzato la Lega con i soldi dello Stato, per aumentare la diffusione sul suolo nazionale. Senza contare la vecchia storia delle copie non vendute e rese, che vengono comunque calcolate ai fini dell"elargizione dei contributi, arrivando ad assurdi come 30mila copie stampate e 25mila rese (è il caso di Europa, che così all"anno riceve un contributo di 3 milioni 138 mila euro, dovuto anche al rimborso di una percentuale sui costi di giornale).

I giornali, lo specchio critico della classe politica, non riflettono più nulla. A dimostrarlo, sempre secondo Lopez, è il caso di Report, trasmissione d"inchiesta condotta su Raitre da Milena Gabanelli, che scoperchia questo calderone di soldi, giornali e potere in una puntata del programma lo scorso anno. Malgrado lo stesso "Potere" abbia recepito (quantomeno dimostrando interesse con la proposta di una modifica alle leggi sul supporto ai giornali), quelli che più avrebbero dovuto denunciare questa situazione - almeno per tener fede al loro compito - sono proprio quei giornali il cui silenzio è maggiormente assordante. E questa immagine, sostanzialmente, rappresenta l"intero libro: il problema è a monte, ed è un problema di coerenza. Tutto il sistema di potere autoreferenziale e senza fine che si nasconde oggi dietro i giornali italiani è il risultato di un progressivo cambiamento della nozione stessa di giornalismo, il quale ora si trova paradossalmente ad essere tutto sommato colluso con quel Potere che invece dovrebbe controllare. E oltre ad essere moralmente inaccettabile, questa è una situazione che penalizza per prima proprio l"informazione, innanzitutto privandola di un mercato, e poi della sua caratteristica peculiare (la libertà), per rendenderla parte integrante del sistema di quel sistema che oggi qualcuno ha ribattezzato Casta.

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