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Lo scandalo delle intercettazioni

La bufera mediatica su D’Alema

Anche se tutto si riassorbirà, e non arriverà un nuovo ‘92 la crisi rimane sempre più grave

di Elio Di Caprio - 13 giugno 2007

Se volessimo misurare la nostra attitudine al cambiamento basterebbe pensare che mentre da noi nei giorni scorsi sembrava che le sorti del governo fossero appese all"esito del minitest elettorale della provincia di Genova ( ma non si volevano abolire le provincie?) nella vicina Francia ben più importanti ballottaggi hanno ancor più rafforzato la leadership di Nicolas Sarkozy, producendo più chiarezza e governabilità. Lì, in Francia, le estreme sono state ridotte ai margini dal voto popolare ed i comunisti con ogni probabilità non saranno rappresentati nell"Assemblea parlamentare. Sembra che dovranno persino vendere i gioielli di famiglia per assicurarsi un minimo di sopravvivenza finanziaria.

Da noi invece lo scenario è completamente diverso. Paghiamo ancora il conto delle tante anomalie che hanno punteggiato la nostra storia recente, compresa quella di una sinistra ex comunista, miracolata e salvata da Tangentopoli nel 1992, ritornata ora “senza macchia” al governo per la seconda legislatura. E" perfettamente comprensibile che il partito di D"Alema e Fassino non abbia voluto e non voglia cedere quel tanto di residua egemonia che gli è rimasta, compresi gli strumenti adatti a puntellarla, nonostante il visibile calo dei consensi elettorali: è persino pronto ad andare “oltre” il socialismo nell"indistinto partito democratico, pur di continuare ad essere il perno insostituibile di ogni maggioranza di centro sinistra .Sarebbe e sarebbe stato troppo chiedere ai DS di stare fuori dai grandi affari economico-finanziari, dove si gioca il vero potere. E difatti non sono stati in disparte, anzi si sono attivati oltre misura, a cominciare dall"epoca della scalata di Colaninno alla Telecom per finire alle tentate scalate bancarie senza successo dell" Unipol e dalle cooperative rosse. Solo che i risvolti di tali giochi di potere appaiono ancora più grotteschi e improbabili quando vedono protagonisti gli anticapitalisti per definizione, coloro che per anni hanno preteso di essere lontani da ogni commistione affaristico-finanziaria e su questo hanno accampato una presunta superiorità morale rispetto a tutti gli altri. Ma appunto è una presunzione, come si incaricano di dimostrare le cronache di questi giorni.

Al di là della incivile gogna mediatica delle intercettazioni telefoniche che rischiano di creare un popolo di imputati virtuali e di guardoni, al di là dell"impotenza della classe politica a sottrarsi agli strumentali processi mediatici per non aver stabilito una soglia di rispettabilità che valesse per tutti (per Berlusconi come per i suoi avversari), l"ultimo “scandalo” delle conversazioni private carpite ai dirigenti dei DS ha se non altro dimostrato che gli ex comunisti, all"atto pratico, hanno fatto sempre come tutti gli altri partiti politici. Perchè mai dovrebbero fare diversamente? Solo perchè rappresentano il popolo più degli altri?

Già nel 1988, prima che scoppiasse la “rivoluzione” di Tangentopoli, Franco Cazzola in un saggio sulla corruzione, considerata come patologia costante del nostro sistema politico, si era cimentato in una comparazione sociologica sugli episodi di corruzione che fino ad allora avevano attraversato il nostro Paese. Non ci fu nessuna particolare risonanza sui mass media dei dati documentati da Cazzola che, statistiche alla mano, aveva dimostrato che, nel sistema consociativo allora vigente, i comunisti erano ben presenti nei casi di corruzione, secondi solo ai democristiani, ai socialisti ed ai partiti laici. E si parlava solo di casi denunciati e venuti alla luce. Nessuno menò scandalo dello scandalo, la corruzione e la commistione politica-affari allora erano ritenuti un costo “normale” per la collettività fino a quando quattro anni dopo i giudici non decisero discrezionalmente in quale direzione indagare e colpire. L"Italia è piena di miracolati della politica e questa è la sua forza-debolezza. I DS sono stati i primi a ricostruire le loro fortune su una presunta superiorità morale post Tangentopoli, proprio nel momento più acuto di crisi del comunismo internazionale. Grazie alla discesa in campo di Silvio Berlusconi e a quello che ne è seguito tra i suoi alleati ed i suoi avversari sono poi arrivati gli altri miracolati dal bipolarismo governante. Tra miracolati ci si intende: i costi della politica non sono aumentati per caso e nessuno ha un vero interesse a scardinare il sistema così come è al di là delle declamazioni sulla riforma della legge elettorale, sul federalismo, sulla riduzione dei costi della politica. E" per questo che difficilmente si arriverà ad una nuova bufera azzeratrice dei partiti come successo nel "92 e come paventava Massimo D"Alema qualche giorno fa . Ma anche se tutto si riassorbirà la crisi rimane e quello che succede in questi giorni non è che e un"altra tappa del continuo logoramento di un sistema politico che non regge più.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario