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Chi è il mestatore e chi il calunniatore?

La bomba Gioacchino Genchi

L’incarnazione di una perversione, dovuta alla malagiustizia

di Davide Giacalone - 10 dicembre 2009

Probabilmente nessuno ha idea di dove possano portare le parole di Gioacchino Genchi, le cose che ha premura di dire e pubblicizzare. Forse neanche lui. Una cosa è sicura: se quel che gli esce dalla bocca ha un qualche fondamento, noi viviamo nel più lurido dei Paesi esistenti, ma se, invece, chi gli dà fiato si trova in preda ad un delirio di protagonismo, alimentato dal partito politico Italia dei Valori, dove, del resto, si trovano ad essere parlamentari quanti erano i suoi antichi committenti, allora non si capisce come possa continuare a parlare senza che la giustizia si occupi di lui. Genchi, insomma, è l’incarnazione di una perversione, dovuta alla malagiustizia: o gli credi ed incrimini il resto del mondo, o lo prendi per matto e lo rinchiudi.

La via di mezzo si può calcarla solo a patto di seppellire il diritto. Qui di seguito riassumo alcune sue affermazioni, avvertendo il lettore che, sintetizzandole, le ho depotenziate. Lui, insomma, le sparava più grosse e pesanti. Le numero, ma non sono le uniche. 1. Le indagini che svolgevo, dice, mi hanno portato a conoscere le origini della seconda Repubblica (non erano nell’inchiesta mani pulite? n.d.r.), così come quelle di Silvio Berlusconi e le sue “cointeressenze mafiose”. 2. “L’Opu Dei, la Compagnia delle Opere e Compagnia Cantante (testuale, giuro n.d.r.), sono peggio della P2”. Ribadendo che quest’ultima voleva sovvertire l’ordine democratico. 3. “Aspetto, sul fiume, di vedere passare il cadavere dei miei nemici”, e cita: Berlusconi e Francesco Rutelli. 4. I magistrati di Catanzaro sui quali stavamo indagando, con Luigi De Magistris, “non hanno avuto il coraggio di suicidarsi”. Ha detto questo dopo avere citato il nome di due magistrati che si suicidarono, sotto il peso dei sospetti, “e se si sono sparati, poverini, un motivo dovevano avercelo”. 5. Gli arresti di Nicchi e Fidanzati sono stati combinati. Nicchi (che la sera prima era in discoteca n.d.r.) stava consegnandosi, per evitare d’essere ammazzato da Lo Piccolo, mentre Fidanzati sarà scarcerato a giorni, perché vecchio e malato. Questi due arresti sono serviti solo a distrarre l’opinione pubblica dalle parole di Spatuzza e dal No B-Day. Le scene d’esultanza dei poliziotti, trasmesse dalle televisioni, sono false, ed i poliziotti veri se ne sono vergognati.

Mi fermo qui. Può bastare. Genchi, è utile ricordarlo, è un funzionario di polizia e, dopo essere stato oggetto di alcune indagini, è tornato ad essere chiamato per farle, le indagini. Siccome chi qui scrive tiene molto al proprio blasone di garantista, quando ricordo che è stato indagato non intendo affatto suggerire che sia colpevole, come fanno i tanti che Genchi, ora come ieri, si ritrova attorno, voglio solo osservare che la giustizia non vale una cicca se non si sbriga a dirmi, a me cittadino, se la fonte di tali parole è un delinquente o un giustiziere.

Per me Genchi resta un presunto innocente, ma siccome lui afferma, senza possibilità alcuna di equivoco, che il governo e la magistratura, come anche la chiesa e la polizia, sono guidati da criminali, io cittadino non posso considerare tutti alla stessa stregua, ed esigo di sapere chi è il pazzo e chi il malfattore.

Invece ci tocca vivere nel Paese in cui si può fare la mattina l’indagato ed al pomeriggio l’indagatore, e dato che si è indagati per le indagini che si fecero, è un po’ come dire che quelle ora condotte sono la continuazione del costume pregresso.

Tanto più che il Genchi in questione parla dai palchi dove presenzia il magistrato che gli chiese di esercitarsi sui tabulati telefonici per i quali è indagato, salvo poi candidarsi alle elezioni europee e raccogliere i frutti della fama conquistata. Sicché noi, poveri beoti che credono nella giustizia, oggi ci domandiamo se il Genchi che parla lo fa da consulente delle procure, o quello che indaga lo fa da propagandista politico. O viceversa. O non lo so.

E, sia chiaro, da quel che ho udito e letto non credo che sia l’espressione di un ordito politico, la punta di lancia di una manovra occulta, la testa pensante di un futuro colpo di mano. Non lo penso proprio. Le sue parole non creano opinioni politiche, ma risentimenti insanabili, condanne generalizzate, qualunquismo pistarolo. Uno così è come una bomba alla crema, messa nelle mani di un ragazzino che corre per non perdere l’autobus. E non è chantilly, quel che da lì olezza. In un Paese civile roba di questo tipo si dirime in tribunale, stabilendo, in poco tempo, chi è il mestatore e chi il calunniatore. Nel nostro, invece, tutto convive e galleggia, in uno stato di progressiva e non esaltante decomposizione.

Pubblicato da Libero

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