ultimora
Public Policy

Il Supereuro è un pericolo

La Bce e la politica monetaria

Francoforte aumenta il costo del denaro. Negli Usa invece sono all’inversione di rotta.

di Enrico Cisnetto - 11 dicembre 2006

Inefficace e pericoloso. Il sesto rialzo consecutivo dei tassi di interesse da parte della Bce si configura come un rischio per l’economia europea, specialmente in un periodo come questo, dove il pericolo-Supereuro comincia a farsi sempre più grande. Francoforte, infatti, continua nella sua politica di aumenti a rimorchio della Fed, la quale, invece, sta pensando a un’inversione di rotta. La politica dell’istituto centrale europeo oggi non riesce ad attrarre capitali, visto che i tassi sono comunque più bassi di quelli statunitensi e, in ogni caso, l’economia del vecchio continente non soffre per penuria di liquidità, ma a causa di un sistema industriale che sta mutando pelle troppo lentamente.

In questo quadro, la lotta all’inflazione è un problema secondario, proprio perché nel frattempo è in atto una vera e propria guerra della valuta. In dodici mesi, la moneta europea si è apprezzata del 12% rispetto al dollaro. In più, l’euro è anche al centro di una competizione commerciale e geopolitica: gli States indeboliscono artificialmente il dollaro per combattere la Cina, mentre accusano il Giappone di fare altrettanto. Una battaglia vera e propria, nella quale gli europei stanno come un vaso di coccio tra vasi di ferro, e se ne dovrebbero preoccupare. In primo luogo, perché gran parte di quello che guadagniamo nella bolletta energetica, rischiamo di mangiarcelo in importazioni o in minor export. In secondo luogo, perché secondo alcuni esperti ogni apprezzamento della valuta europea superiore al 10% si paga con un punto in meno di crescita nell’anno successivo. E l’aumento del costo del denaro non aiuta certo lo sviluppo. E il combinato disposto dei due elementi (tassi alti e Supereuro) potrebbe avere effetti disastrosi, specialmente se si sfonda il limite di 1,40 nel cambio col dollaro. Anche perché già adesso il rallentamento dell’economia è in atto, visto che, secondo l’Ocse, nel terzo trimestre tra i sette paesi più industrializzati le variazioni sul reddito nazionale sono comprese tra lo 0% della Francia e il +0,7% della Gran Bretagna. E quello della Germania è sceso dall’1,1% del trimestre passato all"attuale 0,6%. Così come le previsioni per il 2007 della Commissione parlano di un rallentamento della crescita sia per l’Europa (-19% per l’area euro) che per l’Italia (-22% rispetto al 2006). Per questo ha ragione il ministro francese delle Finanze Thierry Breton, a dire che contro il rafforzamento dell"euro è necessaria “una vigilanza collettiva”. Certo, alla Germania – che la sua rivoluzione della competitività l’ha già in gran parte portata a compimento – una valuta forte non dispiace per nulla: la sua soglia è 1,45, solo a quel punto potrebbe cominciare a soffrire.

E’ invece diverso il discorso per l’Italia: a causa del Supereuro stanno già soffrendo le esportazioni di quei prodotti ad alto valore aggiunto che il cammino tedesco l’hanno compiuto solo in parte. E’ assolutamente necessario frenare la crescita dell’euro, perché gli effetti di questa corsa preoccupante potrebbero essere deleteri. Per l’Europa e per l’Italia. Pubblicato su Il Messaggero del 10 dicembre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario