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Una triste faccenda che riguarda tutta l’umanità

La bambina che vuole divorziare

Di fronte a certe barbarie umane, bisogna essere intransigenti, pena l’eclissi della ragione

di Davide Giacalone - 14 aprile 2008

Siamo abituati a rispettare idee, convinzioni e costumi altrui. Naturalmente anche le fedi religiose. Dobbiamo, però, stare attenti a che la tolleranza non diventi insensibilità etica, e dobbiamo evitare di confonderla con la sciocca convinzione che tutte le idee, le convinzioni ed i costumi stiano sullo stesso piano. Non dobbiamo, insomma, aver paura di dire che in molti ambiti la nostra civiltà occidentale è una civiltà superiore, più evoluta. Così come non siamo reticenti nel criticarne difetti e mancanze.

Nojoud Muhammed Nasser è una bambina di otto anni, yemenita. Si è presentata in tribunale per chiedere il divorzio dall’uomo di trenta anni cui il padre l’ha venduta. La sua non è un’eccezione, perché più della metà delle donne (delle femmine, per la precisione) è data in sposa a quell’età, ma è stata capace di trovare parole chiare, ferme e commoventi, ha spiegato che non intende soddisfare le voglie di chi ritiene d’avere ogni diritto su di lei e che, semmai, vorrebbe giocare in cortile, talché il giudice ha aperto il procedimento e l’avvocato è riuscito ad ottenre l’arresto del “marito” e del padre. Ma le cose si mettono male: primo, perché non è troppo piccola per sposarsi, ma lo è per testimoniare; secondo, perché dovrebbe restituire a quell’uomo i soldi che sono stati spesi per comprarla. Inoltre la legge non prevede il reato di violenza carnale su minore, e neanche il divorzio di una bambina.

In via teorica il “marito” non dovrebbe avere rapporti sessuali con la “moglie”, se non dopo la pubertà, ma in via pratica nessuno controlla e non è prevista alcuna punizione, con quel che ne segue. Inoltre è bene non dimenticare che Maometto avrebbe sposato Aisha, una delle sue mogli, quando quella aveva … otto anni. Il che non aiuta. E’ appena il caso di osservare che se anche non fosse stata violentata, non per questo potrebbe definirsi libera una persona il cui matrimonio è combinato a quell’età, mentre lo stupro rimandato di sette anni. Ed una tale violenza non può essere giustificata da nessuna convinzione, opinione, costume o fede. Deve essere condannata, avversata e denunciata. Proprio perché siamo convinti che non esistano esseri inferiori, abbiamo il dovere di non tollerare una simile inumanità.

La faccenda, insomma, non riguarda certo solo quella “famiglia”, o quel tribunale, o lo Yemen. Riguarda l’umanità. E se noi fossimo indifferenti, nel mentre reclamiamo più donne in lista al governo, testimonieremmo non del tanto discusso “relativismo” culturale ed etico, ma una completa eclissi della ragione. Nojoud è nostra madre, nostra moglie, nostra figlia. E’ noi stessi. Pieghiamo la sua vita al rispetto dell’inciviltà e ci saremo del tutto persi.

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