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Pillola abortiva e volontari in discussione

La 194 degli ignavi

Inutili polemiche da chi non conosce il testo. E alcuni laici sono peggio dei cattolici

di Davide Giacalone - 23 novembre 2005

Il dibattito, anzi, no, la canea attorno alla legge 194 è stucchevole. Soggetti diversi si danno sulla voce, presumendo che sia in corso un “attacco alla 194”, salvo concludere, da entrambe le parti, che quella legge non deve essere modificata, semmai applicata. Uno spettacolo deprimente, che adotta un tema serio per mettere in scena una propaganda non molto seria.

Le questioni sono due: la presenza di volontari cattolici nei consultori, allo scopo di convincere le donne a non abortire; e l’uso della pillola abortiva, la RU486.

Sul primo punto sembra che nessuno abbia letto la legge 194 (che non è la “legge sull’aborto”, ma “norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza”), che risale al maggio del 1978 e che al suo secondo articolo, secondo comma, prevede esattamente la possibilità che volontari siano presenti nei consultori. Quanti, oggi, lo chiedono a gran voce, hanno solo perso quasi trenta anni, e ci stanno facendo perdere del tempo.

Detto questo, aggiungo che quelle presenze, previste dalla legge ed a disposizione di chi voglia organizzarle, sono anche inutili. Lo sono perché chi si reca ad abortire ha deciso di abortire e non si tratta di convincere quella donna che l’aborto è una brutta cosa, giacché lo sa già, e lo sono perché il problema di un figlio non è quello di concepirlo e partorirlo, bensì quello di farlo crescere, mantenerlo e dedicargli una vita. Sono inutili anche perché il sessanta per cento delle interruzioni di gravidanza, oggi, in Italia, è effettuato da donne immigrate, non necessariamente cattoliche, in buona parte mussulmane, che non sanno che farsene dell’assistenza spirituale di altre confessioni.

In quanto alla pillola, vedo molti laici assumere posizioni pochissimo laiche. Non è che l’uso dell’asettica pillola garantisca l’assenza di sofferenza e disagio, di conseguenze non volute, magari indotte dalla pompa che aspira il feto. O, almeno, non sta scritto da nessuna parte che sia così. La fede cieca in uno scientismo officiato dai sacerdoti in camice bianco non è un bell’esempio di laicità. Io, per esempio, non lo so. Ma so che ci sono pillole pulitissime che fanno malissimo.

In Italia è in corso la sperimentazione, che deve essere effettuata secondo un protocollo sanitario non violabile. Bene, qualcuno ci faccia sapere come va a finire, sapendo, fin da adesso, che non esistono farmaci innocui (neanche la camomilla) e che su questo terreno non si confrontano opinioni politiche, ma concentrazioni statistiche e risultati empirici. Preferirei evitare, se possibile, la riedizione della buffonesca diatriba sul “metodo Di Bella”.

L’aborto, comunque lo si voglia considerare, è un dramma. L’unico modo per evitare il dramma è la contraccezione. Quindi, in un Paese civile, si fanno due cose: un’informazione adeguata e seria, specie presso gli adolescenti (femmine e maschi), sugli anticoncezionali; ed una politica per la famiglia, a cominciare dalla politica fiscale, che non disincentivi, come oggi capita, la nascita di nuovi bambini.

Il resto, quel che attualmente occupa le prime pagine, è roba di scarto. Un dibattito per danteschi ignavi: costretti in processione dietro insegne ove non v’è scritto nulla.

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