ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • L’iva, il canone e le televisioni

Verso una televisione culturale

L’iva, il canone e le televisioni

Aboliamo il canone Rai per fare spazio alla vera e sana concorrenza

di Davide Giacalone - 02 dicembre 2008

C’è il conflitto d’interessi e c’è la pace dei finti stupidi, niente affatto disinteressati. A me sembrò disdicevole il dimezzamento dell’iva per la televisione a pagamento, così come criticai i finanziamenti statali per i decoder. A molti è sembrato scandaloso il ritorno alla normalità, perché ritengono che sia un balzello in più a carico delle famiglie. Gli stessi si lamentano per il mancato aumento del canone Rai, come se quello lo pagassero i marziani. Tante teste vaghe fanno tenerezza. Rimettiamo in fila i fatti.

E’ stato concesso ad un singolo (Sky) il monopolio della televisione satellitare, così come gli è stato consentito di prendere il monopolio del calcio e piazzare decoder chiusi, che violano la legge. Siccome non ci bastavano questi primati, che ci rendono unici, avevamo concesso anche un’aliquota iva dimezzata, come se gli italiani mangiassero pane e televisione. Serviva ad incentivare la diffusione. Ora, dopo tredici anni, l’incentivo cessa e c’è chi ha la faccia tosta di dire che è durato troppo poco. La pietra dello scandalo è sempre la stessa: colpire la concorrenza serve a favorire le reti Mediaset, che sono di Berlusconi. Sbagliato, per due ragioni: a. se il mercato pay dovesse restringersi (così come non aumentando il canone) il mercato complessivo non cresce, quindi diventa più stringente il limite antitrust in capo a Mediaset; b. semmai è la televisione a pagamento che oramai, mettendo a frutto il monopolio, trasmette molta pubblicità, altrimenti destinata a finanziare i concorrenti.

Si dice: in Inghilterra il governo diminuisce l’iva, da noi la si aumenta. No, gli inglesi la diminuiscono in generale, e dovremmo farlo anche noi, mentre qui si tratta di cancellare un ingiusto privilegio. Se è questo che il governo aveva in mente, ha fatto bene. Se pensava solo a far cassa, resterà deluso, visto che si tratterà di circa 200 milioni. Noccioline.

Suggestivo, invece, l’argomento secondo il quale si deve alleggerire la pressione fiscale sulle famiglie, salvo cadere in contraddizione reclamando l’aumento della tassa con cui finanziamo la Rai. Sono favorevole a cancellare del tutto il canone, avviando così la fine del mostruoso carrozzone clientelare e non culturale. Per favorire Mediaset? Al contrario: per fare spazio alla vera e sana concorrenza.

Pubblicato su Libero di martedì 2 dicembre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario