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A che punto è il nostro Sistema-Paese

L’Italia scivola. Chi festeggia?

Passano anni ma i problemi strutturali sono tutti li. E si litiga per un avanzo di cassa

di Davide Giacalone - 30 marzo 2007

Le parole della politica ed i dati dell’economia sono due mondi diversi. Da una parte la lite per attribuirsi i meriti della “ripresa” e spartirsi il bottino del forte gettito fiscale, dall’altra i segnali inequivocabili di un Paese che scivola. Senza apparenti traumi, senza sussulti o botti, ma scivola. Se si guarda dentro il boom delle entrate fiscali si scopre che il gettito dovuto alle persone fisiche è salito del 2,1%, mentre quello da società del 16,3.

Questo mette in evidenza due cose: a. è il migliore andamento dell’economia ad avere portato gettito; b. non c’entra nulla, al contrario di quel che sostiene il governo, la lotta all’evasione fiscale. A pagare sono sempre gli stessi, senza allargamento della base imponibile. Ma concentriamoci sull’aspetto positivo, sulla “ripresa”. E’ evidente che ci sia stata, che continui a dispiegare i suoi effetti, che la sua partenza sia antecedente alle elezioni, ma che sia realmente “ripresa” e che sia destinata a durare è tutto da dimostrarsi. Intanto perché il nostro prodotto è cresciuto in misura minore a quello europeo ed il differenziale è aumentato, non diminuito. La nostra lentezza è dovuta a problemi non risolti, strutturali. Abbiamo assorbito disoccupazione, ma siamo assai indietro in quanto a produttività del lavoro. Mentre la prima cosa è un bene che si gusta nella convivenza interna, la seconda è un male che si sconta nella concorrenza esterna. Abbiamo incrementato i contratti a tempo determinato, ma ne abbiamo assai meno dei nostri concorrenti. Quindi il nostro lavoro è meno produttivo e più rigido.

Investiamo un niente del bilancio pubblico in ricerca e sviluppo, ma anche i nostri privati investono pochissimo. Siamo in fondo alle classifiche in quanto ad innovazione e brevetti, così come anche nella qualificazione culturale e scientifica. Non delocalizziamo il lavoro manuale tenendoci quello intellettuale, ma indeboliamo quest’ultimo essendo non concorrenziali nel primo. Aggiungete una burocrazia pubblica da incubo ed un’invadenza politica da manicomio e saprete perché i capitali esteri non arrivano e nella capitalizzazione di borsa contano meno che nel resto d’Europa (Malta e Cipro comprese). La torta per i giovani diminuisce, ma i vecchi consumano a cucchiaiate. Mi sfugge cosa ci sia da festeggiare.

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario