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Public Policy

La gerontocrazia ci ha portati al capolinea

L’Italia ritardataria

Mentre i partiti giocano a nascondino i problemi restano irrisolti e il Paese è fermo

di Lorenzo Lo Basso - 15 giugno 2005

Sembra impossibile per la politica pensare a sè e nel contempo servire il bene comune, e così le occasioni si sprecano, il tempo passa, i nuovi competitors crescono, ci affiancano e ci superano mentre noi restiamo a guardare. Le lungaggini tipiche del nostro Paese rischiano di farci affondare definitivamente nella mediocrità in cui siamo piombati da anni. Leggendo i giornali di oggi si trovano esattamente le stesse cose di dieci anni fa: stragi impunite, blocco della Salerno-Reggio, università in affanno, contratti non rinnovati. Ma soprattutto troviamo sempre le stesse facce, che promettono, che ammiccano, che chiedono il voto. Cos’è successo? Perché siamo ridotti così male da non riuscire ad emergere dalle sabbie mobili della crescita zero, della recessione?

Siamo il Paese europeo con la classe politica più vecchia, siamo una gerontocrazia, ecco perché. Una democrazia matura non ha paura di cambiare, di affidarsi ai giovani. L’Italia invece ha una paura enorme del futuro, di cambiare, di faticare e di crescere; e sono le stesse persone che gestiscono il potere a trasmettere queste paure, ad essere stanche.

Chi ha governato per oltre vent’anni, figuriamoci se per quaranta, non è la scelta giusta per far progredire un Stato che ha invece bisogno, non solo di giovani in senso lato, ma di idee giovani, di idee nuove. Non possiamo permetterci di dare le risposte vecchie, scadute e forse neppure legali che erano state trovate negli anni ottanta alle sfide di oggi, a problemi che trascendono l’Europa e sconfinano nel mondo. Non abbiamo bisogno di sconti o sotterfugi, abbiamo bisogno di cambiare classe dirigente.

L’orizzonte politico si è, che lo vogliamo o no, ampliato, e richiede elevate professionalità per essere intravisto, figuriamoci per essere affrontato.

La risposta per un futuro che non sia targato Argentina non passa solo da politiche diverse, ma da gente nuova e con idee nuove. Mettiamocelo in testa.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario