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Partitocrazia, democrazia e fiducia

L’Italia? Repubblica di sere C

Perche’ il voto dei cittadini oggi non conta nulla

di Massimo Teodori - 10 marzo 2009

La democrazia liberale ha bisogno della fiducia dei cittadini e del rapporto stretto tra elettori e i loro rappresentanti. Se l’una e l’altro si logorano, inevitabilmente un paese si avvia al declino e la coesione nazionale perde vigore. Già oggi i sondaggi indicano che gli italiani stimano poca il ceto politico, indipendentemente dal colore. Il 6 giugno si voterà alle europee per eleggere i 78 parlamentari che rappresenteranno l’Italia a Strasburgo. Si preannunciano candidature di parlamentari nazionali, ministri e amministratori locali che non potranno mai mettere piede nell’europarlamento perché le loro cariche sono incompatibili con il seggio europeo.

Accadrà così che voterete per Berlusconi o per Veltroni, per Casini o per Bonino, ma che incassata l’elezione, i vostri beniamini resteranno a Roma e, al loro posto, andranno a Strasburgo Natascia Azzurri o Wladimiro Rossi, Immacolata Bianchini o Marcuccio Ignoti. E’ accaduto in passato con l’effetto di consolidare la nostra cattiva fama: nel’ultimo europarlamento eletto cinque anni fa, su 78 eletti italiani oltre la metà, 37, si sono dimessi. Non è la sola anomalia. Alle elezioni politiche del 2008 i mille parlamentari non sono stati scelti dagli elettori, bensì dai capipartito. In sostanza le liste elettorali bloccate delle cinque forze che hanno conquistato seggi a Montecitorio e Palazzo Madama (Partito della Libertà, Partito Democratico, Lega nord, Italia dei valori, Unione democratico cristiana), nell’insieme sono state compilate da non più di una decina o, al massimo, da una ventina di massimi responsabili. Per i quali, ovviamente, gli eletti non possono che provare riconoscenza e, più spesso, soggezione.

Nella stessa o in un"altra domenica di giugno si voterà anche per il referendum sulla legge elettorale. Voi direte: finalmente possiamo votare per migliorare le cose. Non è così. Anzi, avverrà il contrario. I promotori sostengono maldestramente che il referendum dà più potere ai cittadini e meno ai partiti. E’ falso. Nel sistema eventualmente risultante dal referendum, il premio di maggioranza verrebbe attribuito non alla coalizione delle liste collegate (come oggi) ma alla lista unica che ottiene il maggior numero dei voti. Così anche un partito che consegue solo il 30-35% dei voti otterrebbe la maggioranza assoluta degli eletti prescelti dalla sua lista prefissata. Con il risultato che una sola persona, o un solo gruppo di capipartito, designerebbe la maggioranza assoluta dei parlamentari.

La fascistissima legge Acerbo del 1924, al confronto, era democraticissima. Questa l’amara realtà. Quand’è che i nostri governanti, del centrodestra come del centrosinistra, comprenderanno che tali i sistemi, se consolidano le loro posizioni autoreferenziali, rischiano di far retrocedere l’Italia tra le democrazie di serie B, se non addirittura di serie C?

Editoriale pubblicato dal “ Tempo”, il 9 marzo 2009 con il titolo “Vogliano votare per contare”

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario