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Il cambio della guardia all’Eni

L’Italia non rinunci a Mincato

Ma Paolo Scaroni può essere l’uomo giusto per continuare i successi dell’ente

di Enrico Cisnetto - 20 maggio 2005

C’è qualcosa di più sbagliato che non confermare Vittorio Mincato alla guida dell’Eni?

Sì, rinunciarci del tutto. Non sembri un paradosso: l’uscita del manager sarà facilmente attutita dall’Eni sia perché il sostituto, Paolo Scaroni, è più che mai all’altezza del compito, sia perché proprio sotto l’ala di Mincato è cresciuta una schiera di top manager di prim’ordine che, metabolizzata la “staffetta” con un amministratore delegato esterno, confermerà sicuramente l’ottima gestione. Meno ovvio è che l’Italia possa permettersi il lusso di privarsi di un manager di livello mondiale – probabilmente quello con la miglior reputazione all’estero – per circostanze a dir poco marginali. La prima è l’età: suvvia, è coetaneo del premier! La seconda riguarda un metodo di gestione da vero capo-azienda, che comporta una certa “sordità” alle richieste dell’azionista, soprattutto se è pubblico: potrà anche essere un limite (personalmente, qualche volta glielo ho detto), ma in un paese ad alto tasso di corruzione come questo, francamente mi sembra più un vantaggio.

Insomma, nella desolazione che contraddistingue la nostra classe dirigente (politici, imprenditori, manager), rinunciare a Mincato sarebbe un lusso che l’Italia non può permettersi. Dunque, qualcuno, specie dalle parti di palazzo Chigi, si sbrighi a fargli l’offerta che merita, prima che se ne vada all’estero. Magari riceverà un rifiuto dall’orgoglioso vicentino, ma non penso che sia un atteggiamento destinato a durare a lungo se l’intenzione fosse seria: Mincato, proprio mentre costruiva la più grande società italiana, si è reso conto di quanto questo Paese avrebbe bisogno di “clonare” la storia di successo dell’Eni. Speriamo che qualcuno abbia buonsenso.

(pubblicato sul settimanale "Il Mondo", in edicola dal 20 al 27 maggio)

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