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Un “nuovo” partito entra nell'agone politico

L’Italia in mezzo

Riedizione della Democrazia Cristiana? Cresce la confusione nel nostro bipolarismo

di Elio Di Caprio - 22 novembre 2006

Ci manca solo che l"ultranovantenne premio Nobel Rita Levi Montalcini costituisca un suo proprio partito, magari per la “Ricerca Avanzata”, per rendere ancora più frastagliato il panorama dei 20 partiti e più che si contendono il potere in questa brutta stagione di un bipolarismo sempre più sfilacciato.

Intanto è stata già registrata la diaspora dal centrodestra, ma non dall"opposizione, della nuova formazione “Italia di mezzo”, creata dall" ex UDC Marco Follini ed ora si avanza nientedimeno che la nuova (o vecchia) democrazia cristiana di Giuseppe Pizza con l"ambizione di rinverdire i fasti della quarantennale presenza del partito cattolico nell"Italia del lungo dopoguerra. La collocazione del nuovo partito dovrebbe essere nel centrosinistra, ma non è detto che sia definitiva.

Tutti si muovono o quanto meno tentano di di farlo pur di uscire dall"incantesimo di un sistema che non regge più. D"altronde è indubbio che da tempo si sente la mancanza di un centro, non tanto di un centro di gravità e di raccolta dei moderati, quanto di un centro moderno e serio che avvii un percorso di riforme condivise al di là dei personalismi e delle facili demagogie che ingabbiano e distorcono il consenso degli elettori. Non è certo la riedizione della Democrazia Cristiana in quanto tale la soluzione dei nostri problemi o l"approdo ultimo della difficile transizione italiana iniziata negli anni "90 . Sono cambiati i linguaggi politici e di comunicazione, la realtà economica e sociale, la situazione internazionale e - non ultima cosa- si è autoselezionata una classe dirigente ( anche ex DC) mediamente inferiore ai modelli passati.

Eppure ci sono strati non trascurabili di quella che i sociologi chiamano “società civile” ( senza saperne poi delineare compiutamente i confini e le intime pulsioni) che vorrebbero superare l"attuale bipolarismo, ma non sanno collegarsi per trovare adeguata rappresentanza.

La troverebbero in un centro imperniato su una nuova DC, secondo i vecchi schemi? Appare molto difficile, se non impossibile. Gioca a favore dei nostalgici della DC la storia di un partito che si è dichiarato sempre interclassista e di centro sulla base della dottrina sociale della Chiesa cattolica, rifiutando di identificarsi con le dottrine liberali o socialiste. Al massimo la vecchia Democrazia Cristiana ha consentito che le si riconoscesse un profilo di centro che andava verso sinistra.

Quale terreno migliore quindi per riproporre una nuova DC sulle macerie ideologiche che hanno consumato gli altri partiti, tutti post e inadeguati a trovare punti di sintesi per governare stabilmente attraverso le attuali coalizioni?

Ma non basta. Lo dimostra il percorso accidentato per costituire un Partito democratico che unifichi tutte le componenti del centro-sinistra : le resistenze maggiori alla nuova concentrazione provengono proprio dagli ex democristiani restii a confluire in una formazione che, a livello europeo, dovrebbe aderire al Partito Socialista. Non è data una terza via.

Il nostro attuale bipolarismo imperfetto non può certo farci rimpiangere il “bipartitismo imperfetto “ della cosiddetta prima Repubblica, quando la DC si reggeva al potere in assenza di alternative che non fossero quella del partito comunista di matrice sovietica. Le conseguenze le abbiamo viste. Non è un caso che il terrorismo di sinistra, non certo quello di destra, si sia diretto ed esercitato negli anni "80 contro singoli esponenti della DC, considerata come partito-Stato che non consentiva l"alternanza.

Adesso, in un contesto completamente mutato, vige l"alternanza. Non è un vero e proprio ricambio alternativo, viste le distanze dei partiti all"interno dei poli di governo e di opposizione. Ma è già qualcosa. Più che di Italia di mezzo, per descrivere l"attuale situazione dovrebbe parlarsi di Italia in mezzo ai post di qualcosa da quasi un quindicennio. Forse qualcuno può accarezzare l"idea di resuscitare la DC del dopoguerra. Ma quale DC?

Intanto, dopo l"esperienza di governo dell"outsider Berlusconi, abbiamo di nuovo come Presidente del Consiglio Romano Prodi – l" “imbranamento fatto premier” secondo la caustica definizione di Claudio Rinaldi sull"ultimo numero dell"Espresso -l"unico ex democristiano ritenuto in grado di far vincere il centro-sinistra. E ci teniamo pure l"intramontabile Clemente Mastella, ex DC non pentito, che si vanta disinvoltamente di fungere da perno indispensabile a tutte le maggioranze possibili, prima con il centrodestra, ora con il centrosinistra. La DC è quindi ancora fra noi con esponenti di rilievo nei ruoli di opposizione o di governo. Non basta?

C"è posto per tutti nel nostro sconclusionato bipolarismo, ma il riapparire nell"agone politico dell"ennesimo partito democristiano, tale ora anche di nome, non farebbe che accrescere la confusione che è già tanta.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario