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Un meccanismo di cambiamento su temi specifici

L’Italia ha bisogno delle riforme

Una realtà da affrontare comunque. Per evitare che tutto resti ingessato come prima

di Davide Giacalone - 28 giugno 2006

Il risultato referendario, forte e chiaro, deve indurre a capire che la democrazia non è ginnastica elettorale. La sovranità popolare è l’elemento fondante, ma non si governano sistemi complessi buttando schede nelle urne. La politica, quella vera, è indispensabile. Lo avevo scritto prima del voto, sia nel libro allegato a Libero sia sul nostro giornale, giovedì scorso. La realtà non si deve evitarla, ma affrontarla.
Il centro destra ha perso malamente il referendum. La ragione non sta in questo o quell’aspetto della riforma costituzionale, nella sua sostanza, e non va cercata neanche nello scarso impegno propagandistico di questo o di quello, perché quel divario di voti non si sarebbe colmato neanche a cannonate. La ragione della sconfitta è tutta dentro l’uso improprio ed avventuroso dell’articolo 138, nell’avere varato una riforma costituzionale che affronta i problemi più diversi, non coerenti fra di loro, dando l’impressione di volere provocare un terremoto costituzionale. Gli italiani hanno detto di no. Chi ha difeso, ed ora plaude al mantenimento della “Costituzione del 1948” è un imbroglione (anzi, imbvoglione), perché quel testo era già stato molte volte rivisto. Ma il meccanismo riformatore previsto dalla Costituzione richiede che si proceda per temi specifici e circoscritti, senza insalsicciarci dentro di tutto.
Se si fosse entrati nel merito, se si fossero votate le riforme e non i presunti terremoti, si sarebbe scoperto che non solo la maggioranza degli italiani, ma anche la maggioranza del Parlamento attuale condivide quelle riforme. Niente da fare, propagandismo e ginnastica elettorale, da una parte e dall’altra.
Ed ora? Prevedevo che dopo il voto tutto si sarebbe fermato ed avrebbe vinto la linea Bertinotti. Appunto. Le forze politiche che non sono state capaci di disinnescare l’evidente contraccolpo negativo del referendum non saranno ora capaci di far altro che generici appelli al dialogo. Ma la Costituzione che ci rimane in mano non va, ed il federalismo votato dalla sinistra minaccia seriamente l’unità nazionale. Occorrerebbe un clima, ed anche una sede Costituente, una via per uscire dall’immobilismo insito nella politica d’oggi, animata da coalizioni occupate in beghe interne e senza che si sappia, e voglia, pensare in grande.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 28 giugno 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario