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Le cattedrali nel deserto non servono al Sud

L’Italia e l’imprenditoria di successo

Il caso Ciccolella è emblematico del fatto che si possa fare impresa nel Mezzogiorno

di Enrico Cisnetto - 08 ottobre 2007

Ha fatto bene Montezemolo ieri a Capri a citare Ciccolella come uno dei casi imprenditoriali di successo di cui l’Italia può vantarsi. Proprio venerdì il maggiore produttore italiano di fiori ha infatti annunciato di aver acquistato due gruppi olandesi, che si aggiungono ad una terza società già rilevata prima dell’estate, che operano sul mercato di Amsterdam, il più importante del mondo per il settore florovivaistico. Operazioni che gli hanno consentito, con un fatturato di poco inferiore al mezzo miliardo di euro, di assumere la leadership europea, anche grazie al fatto che Ciccolella è il primo operatore di grandi dimensioni che affianca alla produzione – in questo caso rose e anthurium, per un totale di 40 milioni di steli coltivati in 57 ettari di serre – anche l’intermediazione commerciale, e per di più su scala mondiale. Ma perchè proprio Ciccolella merita la citazione del presidente della Confindustria, visto che di aziende che fanno acquisizioni per fortuna ce ne sono diverse, anche se sempre meno? La risposta sta in due condizioni genetiche di quel gruppo e in tre scelte decisive che i suoi azionisti hanno deciso di fare. Le prime si riferiscono al fatto che è un gruppo meridionale – Molfetta, provincia di Bari – e che appartiene al settore agricolo. E non è facile, anzi è più unico che raro, che un’azienda agricola del Sud decida, e per di più in un colpo solo, di quotarsi in Borsa, di puntare sulla sua internazionalizzazione e di avviare una collaborazione industriale in un altro settore, nello specifico quello dell’energia, non come elemento di diversificazione del portafoglio ma come modalità per abbattere i propri costi di produzione. Vediamo queste scelte nel dettaglio. Ciccolella si è quotato attraverso l’ex Cucirini Cantoni Coats, acquisita priva dei suoi storici asset tessili ma ancora nel listino di Milano. E’ una delle pochissime realtà meridionali, si contano sulle dita di una mano, e l’unico operatore agricolo mai sbarcati a piazza Affari. Con la quotazione Ciccolella finanzia l’ingresso in grande stile sul mercato di Amsterdam, dove operano una dozzina di grandi società di trading, di cui ora tre sono diventate italiane e insieme fanno il gruppo più forte al mondo. Ma Ciccolella non abbandona la produzione per il trading. Anzi, programma di quadruplicare le serre, arrivando a superare i 220 ettari, anche grazie ad un accordo con la Edison che consente di sviluppare le serre in terreni attigui alle centrali termoelettriche, in modo da abbattere i costi di produzione dei fiori, sfruttando l’energia cogenerativa, del 30%.

Insomma, stiamo parlando di una bellissima realtà imprenditoriale la cui storia dimostra che non mente il presidente di Confagri, Vecchioni, quando afferma che l’agricoltura italiana ha fatto straordinari passi avanti nel processo di modernizzazione e che nulla la separa più dall’industria propriamente intesa. E dimostra altresì che non è vero che al Sud non ci siano operatori economici “da copertina”, e che non è detto che per sfondare nel nostro Mezzogiorno serve necessariamente costruire “cattedrali nel deserto”. C’è solo da sperare nelle emulazioni.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario