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Public Policy

Squarcio inquietante su un mondo a parte

L’Italia di Ricucci e company

Come è stato possibile scambiare raiders d'assalto per improbabili capitani coraggiosi?

di Elio Di Caprio - 19 giugno 2007

Sembra che un anno fa ( ora non più) tutti volessero parlare e avere contatti con Stefano Ricucci “perchè è un uomo importante”. Così si autodefinisce lo stesso Ricucci nei verbali del suo interrogatorio in carcere nel 2006 e dati ora in pasto all"opinione pubblica. E chi c"è dietro Ricucci &co.? Nessuno, c"è lo stesso Ricucci, a sentire la sua ultima intervista fuori dal carcere. Ma chi ci crede? Sembra un mistero buffo della Seconda Repubblica.

Tutti sono appesi alle labbra di un ex illustre sconosciuto come Ricucci e a quello che dice e rivela. L" odontotecnico, neanche di successo, di Zagarolo venuto dal nulla e divenuto all"improvviso l"epicentro di tre scalate collegate, tutte abortite, dai media alle banche, ancora crea scompiglio con le sue rivelazioni sugli intrecci politico-finanziari immaginati o realizzati. Apre così uno squarcio inquietante su un mondo a parte dove il meglio e il peggio dei poteri forti e dei poteri deboli si sono intersecati e fronteggiati e continuano a fronteggiarsi dietro le quinte in un gioco al massacro che evidentemente non è ancora finito. Al confronto la cosiddetta casta dei politici, messa in croce dai mass media per i suoi costi esorbitanti accoppiati all"inefficienza, ne viene fuori come il vero potere debole. Che poteri è in grado mai di esercitare questa casta se poi i giochi”alti” e importanti sui nostri assetti politico-finanziari sono in mano a un Ricucci qualsiasi, quasi un personaggio da corte dei miracoli? Molto è cambiato negli ultimi anni nel nostro panorama politico-economico, spesso in maniera avventurosa e improvvisata, ed i vuoti sono stati presto colmati . Lo stesso smantellamento precipitoso delle partecipazioni statali ha reso il campo libero alle vecchie e nuove oligarchie economico-finanziarie, privando la politica dei residui strumenti di intervento che aveva. Fanno ora un pò sorridere le confuse e patetiche richieste di informazioni di un anno fa da parte dei dirigenti DS che volevano favorire la scalata della loro Unipol sulla BNL. Sono esse stesse un indizio di sostanziale subalternità, sono ben altra cosa rispetto ai divieti di un Craxi che impedì a suo tempo alla SME di passare nelle mani di De Benedetti.

Chi rappresenta a questo punto gli interessi generali ? D"Alema che protegge Unipol o Berlusconi con il suo conflitto di interessi? Casini più di Fassino e Prodi? Sembrano e forse sono tutti comparse di giochi intrecciati e di nodi inestricabili. Non è un inciucio, ma si scorge chiaramente una cointeressenza sul versante economico e politico tra i due poli di governo e opposizione.

Dopo aver imputato all"outsider Berlusconi tutte le nefandezze possibili forse la sinistra si sta accorgendo a sue spese che paradossalmente l"entrata in politica del padrone di Mediaset è sì una manifestazione estrema di conflitto di interessi, ma in qualche modo ha anche significato un allargamento del pluralismo dei poteri, mediatici e finanziari, oltre i soliti noti. L"obbiettivo di protagonismo è stato invece completamente mancato dai DS che si sono mossi in modo molto più maldestro, accettando di fare sponda con il “compagno” Ricucci pur di realizzare i loro ambiziosi disegni di egemonia. Certo nessuno si aspettava che il tycoon Berlusconi entrasse in campo non per avere un posto a tavola nel vecchio establishment consolidato, ma pretendesse a sua volta di diventare capotavola. E" ancora questa una delle sfide più importanti su cui si sta giocando la tenuta del sistema bipolare. Ma come è stato possibile che si sia dato spazio negli ultimi anni, più che ai managers di impresa, ai Ricucci ed agli altri raiders d"assalto, omaggiati e scambiati, a destra come a sinistra, per improbabili capitani coraggiosi?

E" questa la domanda inquietante che va posta, al di là delle informazioni addomesticate che continuano a propinarci televisioni e giornali. E" più che mai evidente che non sono mai tramontate le guerriglie per banda tra i piccoli potentati italiani, tutti ricattabili e strumentalizzati dalle logiche di un sistema oligarchico che continua a governare sulle nostre teste. Nulla è cambiato, anzi la confusione e lo scadimento della politica non hanno fatto altro che alimentare questo andazzo.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario